Per gran parte del IV trimestre l’Italia è stata di nuovo in lockdown, sia pure nella versione più morbida del “lockdown dei semafori”. Le restrizioni alla mobilità e ad alcune attività portano conseguenze congiunturali negative. La prospettiva del vaccino, dopo l’approvazione di quello Pfizer dalla Fda il 14 dicembre, ha però cambiato le carte in tavola e sta facendo riprendere quota nel mese di dicembre sia alla fiducia delle imprese (+5,3% rispetto al mese precedente), sia a quella dei consumatori (+4,1%).

Va detto che il bilancio complessivo dell’anno si chiuderà in rosso e ci aspettiamo che il Pil, sintesi principale dell’attività economica, termini il trimestre sotto la variazione tendenziale di settembre (limitata a -4,7%), ma senza che si avverino le previsioni peggiori, di una variazione addirittura peggiore del -10%. Il numero esatto arriverà alla fine di gennaio.

Un quadro migliore delle aspettative

Al momento possiamo però provare soddisfazione per i dati della tabella di Mondo economico, che ritraggono un quadro migliore di quello che ci si aspettava. Le vendite al dettaglio di ottobre sono state solo dello 0,2% inferiori a quelle di un anno fa, e il comparto alimentare è progredito addirittura del 3,5%, a segno di uno spostamento di tipo dei consumi (dai ristoranti ai pasti in casa). La produzione industriale è ancora del 2,5% sotto i livelli del 2019, ma quella nelle costruzioni è sopra dell’1,6%, mossa dagli incentivi sulle ristrutturazioni e l’efficientamento energetico. Anche l’immatricolazione di vetture a ottobre è stata in ripresa (+3% rispetto al 2019), recuperando un po’ dell’attività bloccata durante la prima metà dell’anno. In definitiva, il lockdown dei semafori ha distribuito meglio l’impatto negativo delle restrizioni, salvaguardando i settori diversi da quelli turistici, alberghieri, sportivi e culturali. Questi mancano all’appello della ripresina e potranno aggiungersi solo quando l’onda pandemica sarà stata definitivamente domata.

Il fronte finanziario

L’arrivo del vaccino ha reso effervescente il finale d’anno per il comparto finanziario. Nei depositi delle famiglie c’è il 5,8% di liquidità in più del 2019, in attesa che i tempi della fiducia e della spesa siano restituiti definitivamente alle famiglie. I prestiti totali (alle imprese e famiglie), invece, sono aumentati solo del 3,2%, indicando una certa prudenza sostanziale del sistema bancario, nonostante gli oltre 116 miliardi di garanzie pubbliche erogate nel 2020 nei confronti delle banche. In Borsa brilla a fine d’anno il mercato americano (+14% rispetto al 2019), ma anche Piazza Affari ha contenuto la perdita del suo indice di rendimento complessivo, al 28 dicembre, ad appena il 3,8%: assai poco rispetto a quanto avrebbe potuto capitare in un annus horribilis per i risparmiatori e piccoli investitori. Lo spread, tradizionale termometro della solvibilità finanziaria dell’Italia e della credibilità della sua Finanza Pubblica, è di ben 47 punti base migliore di quello pre-pandemico. Bene quindi, nonostante un debito pubblico aumentato del 5,7%, al quale ancora per un po’ potremo fare poca attenzione, senza dimenticare che ce ne dovremo occupare seriamente, prima o poi.

L’estero rappresenta la solita sorpresa positiva del sistema Italia

A ottobre le esportazioni sono state del 4,8% più alte di quelle del 2019 e negli ultimi dodici mesi il saldo di bilancia commerciale è stato positivo per 60 miliardi (+7 miliardi rispetto ai dodici mesi precedenti). L’euro in crescita dell’8,7% sul 2019 e del 2,2% nell’ultimo mese (dicembre su novembre) completa il quadro degli indicatori rosei di questa congiuntura.

Il problema occupazione

Un segno meno però c’è e riguarda (-2,6%) ovviamente l’occupazione. Sarà il vero indicatore da considerare quando a marzo terminerà la sospensione legale dei licenziamenti.

La ripresa infatti ci sarà e si diffonderà solo se l’occupazione si riprenderà, altrimenti la vittoria sul virus sarà amaramente bilanciata dalla sconfitta del lavoro.