Massimiliano“Ufo” Schiavelli, bassista del gruppo rock italianoThe Zen Circus, fondato a Pisa nel 1994, è intervenuto nell'ultimo numero monografico di Mondo Economico, disponibile in versione sia cartacea sia digitale. Nel suo contributo cerca di immaginare come sarà la casa di domani fra smart working, metaverso, efficienza energetica e scomparsa del salotto. (F.Ant.)

 

La “casa accogliente” della quale parlavamo nel nostro album del 2020 era una casa metaforica, uno spazio fra il mentale e il fisico che vedeva l’essere umano come un abitante di se stesso, confinato in un corpo che come una navicella spaziale ci fa transitare nel cosmo della vita, un involucro che per quanto fragile rappresenta proprio la nostra “fortezza”.

La casa al centro di quel ragionamento in musica eravamo noi stessi, insomma, ma la casuale concomitanza della pubblicazione con l’evento pandemico ha dato una luce diversa e imprevista al lavoro e l’evento stesso ha anzi costretto un po’ tutti a riconsiderare il rapporto che intercorre fra noi, il nostro corpo e lo spazio che tale corpo abita.

Uno sguardo sul futuro

È stimolante allora cercare di immaginare come sarà la casa di domani alla luce degli accadimenti degli ultimi anni. Se andiamo a dare un’occhiata alle proiezioni che tenevano banco fino a poco tempo fa vediamo come la predizione sia un esercizio sommamente rischioso. Per esempio: la sicurezza con la quale un colosso come Ikea dava per estinta la cucina entro un decennio, cui faceva eco un ponderoso studio commissionato dalla banca UBS. Le premesse erano queste: esplosione del food delivery, contrazione degli spazi domestici per il duplice influsso di massimizzazione della resa e dell’aumento di richiesta al livello urbano, mutate esigenze dei millennial, insomma una serie di fattori convergenti che avrebbero reso questo ambiente ridondante se non obsoleto. Questo però era uno scenario calcolato nel 2018, praticamente in un’altra era “psicodomestica”.

Il biennio seguente (tra esperimenti di panificazione domestica, smart working più o meno forzoso, e ricerca disperata di un qualunque terrazzo, veranda, strapuntino all’aperto) ci ha dato una fotografia dell’abitare ben diversa da quello che si riteneva fosse il trend prevalente.

Zen Circus - Foto credit Simone Cecchetti

Pure ipotizzando di spostare in aree comuni alcune attività che siamo abituati a collegare al nostro ambiente privato (pensiamo ad alcuni recenti progetti di social housing dove si creano zone condivise) e dando per assodato un ricorso sempre più massiccio al food delivery, si è visto che c’è un limite oltre il quale più di tanto non si può tagliare. Se vogliamo prestare fede all’enorme numero di food influencers che popolano i social, risulta poco credibile che il pubblico in generale sia disposto a sbarazzarsi di questo spazio domestico, ma lo immagini magari più organizzato e integrato in altre aree.

Gli spazi e il metaverso

In questo quadro sembra più che altro una boutade provocatoria il fatto che una personalità influente come Gianluca Comandini abbia recentemente preconizzato una significativa contrazione dello spazio abitabile, addirittura strettamente connesso allo sviluppo del metaverso. Anzi si è spinto oltre dichiarando che questa contrazione dello spazio fisico reale (cucina inclusa) ci permetterà di “fare le stesse cose che facciamo oggi risparmiando la risorsa che l’uomo, nella sua evoluzione, ha sprecato di più: il tempo”. Al di là del tono performativo/efficientista di una simile affermazione, che parrebbe sottostimare tutti gli straordinari progressi che la nostra specie ha conseguito proprio “perdendo tempo” attorno a un focolare, ci pare piuttosto che le aspirazioni di chi vuole abitare la casa di domani siano di altro segno.

Salotto addio

Bisogna casomai pensare a concetti quali modularità, efficienza, sovrapposizione integrata, come ha ben sintetizzato Sing D’Arcy dell’Università del New South Wales: «Il concetto di quel che è una stanza – con uno scopo definito e statico – è una cosa alla quale non dovremmo attaccarci troppo». Tradotto in termini più familiari a noi italiani lo scenario più probabile sarà la scomparsa del “salotto” e di tutti i disimpegni, ripostigli, lavanderie e appendici varie che hanno finora caratterizzato tante abitazioni. E allora magari vedremo una sempre più stretta fusione fra cucina e living o degli spazi appunto divisibili, modulabili e ridisegnabili in base alle esigenze del momento, dove si possa indifferentemente fare smart working, organizzare una cena, dedicarsi a degli hobby.

La “fortezza amorevole”

Grande attenzione sarà posta anche all’efficienza energetica sia per un discorso di risparmi che per una (auspicabile) mutata sensibilità ai temi ambientali; qui gli sviluppi possibili sono dei più disparati, è forse questo il campo in cui i progettisti si stanno sbizzarrendo di più. Una casa forse più contenuta ma più a misura delle esigenze individuali, più tailored se vogliamo, ma che possa ancora essere, come ha scritto qualcuno durante la pandemia, una “fortezza amorevole”.