È considerata la terza attività criminale al mondo ed è una delle attività più remunerative della criminalità organizzata. Si tratta della criminalità ambientale. Eppure, i reati ambientali sono tra i più difficili da individuare, perseguire e punire. Il 16 novembre 2023 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo su una nuova direttiva che sostituirebbe quella datata 2008 e migliorerebbe l’impostazione giuridica per la salvaguardia dell’ambiente e i procedimenti penali contro gli autori di crimini ambientali.

Quali sono i reati perseguibili

La nuova direttiva definisce un elenco di reati in grado di cogliere le violazioni più gravi delle norme ambientali europee, aggiornando da 9 a 18 il numero di reati previsti dal diritto penale dell'Unione, ampliando e precisando così il tipo di azioni perseguibili in quanto dannose per l'ambiente.

Per esempio, vanno ad aggiungersi alla lista di azioni illegali finora individuate dalla legge il traffico di legname (tra le principali cause di deforestazione), il riciclaggio illegale di componenti inquinanti delle navi, il commercio di mercurio e gas che provocano l’effetto serra, l’esaurimento illegale delle risorse idriche. Il testo finale è ritenuto ambizioso anche dagli attivisti ambientali, che hanno lamentato unicamente l’assenza della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, essendo una delle forme più pervasive e lucrative di criminalità ambientale.

L’Unione Europea è diventata il primo organismo internazionale a criminalizzare azioni paragonabili all’ecocidio, nonostante il termine non compaia esplicitamente nel testo della direttiva approvato. Infatti, come spesso accade nei mesi di negoziato, la proposta del Parlamento europeo che puntava al riconoscimento del crimine di ecocidio è stata levigata e smussata fino ad arrivare all’istituzione di un "reato qualificato" per tutte le violazioni intenzionali della legge che causano distruzione o danni estesi e irreversibili agli ecosistemi, habitat, o alla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua. In ogni caso, un grande passo avanti per la legislazione europea.

La direttiva prevede un giro di vite sul traffico illegale di legname

Come deterrente, le sanzioni cercano di diventare più efficaci e proporzionate. Ad esempio, il testo stabilisce che i reati dolosi che provocano il decesso di persone vengano puniti con reclusione massima non inferiore a dieci anni per le persone fisiche, e i reati più gravi comportino una sanzione pecuniaria pari ad almeno il 5% del fatturato mondiale per le persone giuridiche. In questo caso sono contemplate anche misure supplementari, come l'obbligo di ripristino dell'ambiente o di compensazione dei danni, o l'esclusione dall'accesso ai finanziamenti pubblici o il ritiro di alcune autorizzazioni. Quel che è certo è che l’introduzione di sanzioni a livello comunitario sia un aspetto fondamentale per sostenere la cooperazione transfrontaliera.

La direttiva contiene disposizioni in materia di formazione e adeguatezza delle risorse di autorità di polizia, giudici, pubblici ministeri… che si occupano di accertare, indagare, e perseguire i reati ambientali. Gli Stati membri dovranno prevedere anche forme di sostegno e assistenza alle persone colpite da reati ambientali e colore che segnalano tali crimini.

Le ecomafie in Italia

Dovremmo sentirci particolarmente toccati da questo intervento normativo poiché, come il rapporto sulle ecomafie di Legambiente certifica dal 1994, il nostro Paese è stretto nella morsa delle organizzazioni criminali che lucrano sui danni ambientali. Nel 2022 sono stati registrati oltre trentamila reati ambientali, una media di 84 reati al giorno. Ciclo illegale del cemento, reati contro la fauna e ciclo dei rifiuti sono i tre fronti su cui si è registrato il maggior numero di illeciti.

 

La lotta alle ecomafie in Italia tracciata da Legambiente
La lotta alle ecomafie in Italia tracciata da Legambiente

L’inquinamento e il degrado degli ecosistemi connessi all’attività criminale portano alla contaminazione della catena alimentare, costituiscono un rischio per la salute umana e riducono le aspettative di vita in specifiche aree.

La direttiva sarà formalmente approvata a inizio 2024 e gli Stati membri avranno due anni per recepirla nel loro diritto nazionale. Dopodiché speriamo che il terreno di gioco per la tutela ambientale si estenda sempre di più anche alle aule di giustizia.