Il calo costante del prezzo del petrolio ha messo in ginocchio l’Ecuador, in attesa del ballottaggio per il nuovo Presidente

Il sette febbraio 2021 è stata una data importante per l’Ecuador (Figura 1): si sono svolte le elezioni presidenziali, crocevia importante per scegliere la nuova guida che avrà l’obiettivo di risollevare le sorti di un Paese dilaniato dalla crisi. Data importante, ma non definitiva, perché in realtà ancora non sappiamo chi sarà il nuovo Presidente, a causa del riconteggio di parte delle schede votate per verificare che non vi siano stati brogli.

Il Consiglio nazionale elettorale dell'Ecuador ha ufficializzato solo il 21 febbraio che, sulla base dei risultati, il candidato progressista Andrés Arauz (Unes), con il 32,72% dei voti, e quello conservatore Guillermo Lasso (Creo-Psc) con il 19,74%, parteciperanno ad un ballottaggio l'11 aprile prossimo per stabilire chi dei due sarà il successore del presidente Lenin Moreno. Sulla vicenda pesa però ancora il probabile ricorso del candidato ambientalista indigeno Yaku Pérez, del partito Pachakutik che, terzo con il 19,38% dei suffragi, è convinto che la sua esclusione dal ballottaggio sia "frutto di brogli".
Arauz è il candidato di sinistra dell’Unione per la Speranza. vicino all’ex Presidente Correa, in carica tra il 2007 ed il 2017, e potrebbe diventare il Presidente più giovane della storia del Paese a 36 anni di età. Il suo sfidante, Guillermo Lasso è viceversa un uomo d’affari e imprenditore di 65 anni, candidato dalla destra.

Che Paese troverà il nuovo Presidente?
Per un attimo proviamo a vedere dall’alto dove ci troviamo. Intanto l’ambiente e i paesaggi sono molto variegati: si va dalle vette andine alla foresta pluviale amazzonica, dai villaggi quechua alle coste dell’Oceano Pacifico e all’arcipelago delle Galapagos, isole vulcaniche che sono diventate famose per avere ispirato le riflessioni sulla teoria evolutiva a Charles Darwin. La capitale è Quito, prima città ad essere stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco nel 1978 per via delle sue “bellezze inca” e seconda capitale più alta al mondo a 2.850 metri di altitudine, dopo “la boliviana” La Paz. Quito si trova nel cuore della Cordigliera delle Ande in prossimità dell’Equatore, a quasi 0o di latitudine.
L’economia dell’Ecuador è storicamente basata sull’agricoltura (Figura 2) e sull’industria agroalimentare, sulle esportazioni di banane, caffè, cacao e prodotti ittici (gamberetti). E sul petrolio, primo tra i prodotti esportati (Figura 3 e Figura 4) che venne scoperto in Ecuador poco più di cinquant’anni fa, nel 1967. Proprio il 1967 è l’anno di pubblicazione dell’enciclica Populorum progressio (Lo sviluppo dei popoli) di Papa Paolo VI della quale riportiamoi uno stralcio: “Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”. Sembra proprio centrato per quella che è stata la storia dell’Ecuador dopo la scoperta dell’Oro Nero.


I Governi che via via si sono succeduti non sono riusciti a sfruttare queste risorse e canalizzarle in uno sviluppo armonico, capace di dare “una prospettiva”, una idea di futuro, migliorando le condizioni di vita di tutti gli ecuadoregni. La vita per molti è cambiata, ma non si è fatto probabilmente abbastanza perché questo sviluppo fosse veramente “sostenibile e diffuso”. Anzi. Il calo costante del prezzo del petrolio (Figura 5) ha messo in ginocchio l’Ecuador e le casse statali, tanto che il Governo ha deciso dal primo gennaio 2020 di uscire dall’Opec per poter essere libero di gestire le proprie risorse, evitando di sottostare al mandato organizzativo. Una volta eliminato questo vincolo, il presidente Moreno ha deciso di intraprendere un nuovo programma volto ad incrementare la produzione.
Basterà? Difficile, anche perché in Ecuador dal 2000 è stato adottato il dollaro USA come moneta nazionale, rendendo impossibile agire sulla leva monetaria. La penuria di entrate fiscali causate – anche - dalla debolezza del prezzo del petrolio ha reso necessario ristrutturare il debito nel corso dell’estate 2020 per 17.5 miliardi di euro (circa un terzo dello stock totale obbligazionario). La recente ristrutturazione segue il default del 2008 in cui l’allora presidente Correa ha dichiarato illegittimo ed illegale parte del debito in essere.

Gli ultimi anni sono stati di contrazione dell’economia locale, del commercio da e per l’estero (Figura 6), di debito pubblico difficile da contenere, di crisi occupazionale e sociale, di guerra civile. Quella di oggi è una situazione assai appesantita dalla pandemia, che sta profondamente pervadendo e cambiando le vite, la famiglia, il lavoro, la socialità (Figura 7). Questo cambiamento per gli ecuadoregni, e per il mondo intero, non durerà “solo” il tempo della pandemia. Molto resterà anche una volta, si auspica presto, che la pandemia sarà in regressione grazie ai vaccini, alle cure e alle “precauzioni”, come per molte altre malattie infettive.

Osservando i dati dell’Indice della libertà economica che ogni anno viene pubblicata dal Fraser Institute, l’Ecuador si posiziona 110°, sempre più in fondo alla “classifica” e ben al di sotto sia della media mondiale che di quella regionale.
E’ indifferibile un forte intervento in termini di riforme strutturali e di rafforzamento del debole stato di diritto nel Paese, al fine anche di favorire investimenti internazionali.
La luce in fondo al tunnel sembra dunque piuttosto lontana. Trovare una sintesi tra le diverse anime del Paese non sarà facile, la via per risollevarsi sarà ardua e molto stretta. Per chiunque sarà il nuovo Presidente.