Se si ipotizzasse un legame tra politiche economiche e risultati elettorali, presumibilmente si arriverebbe alla conclusione che è più difficile per un governo in carica essere confermato, attraverso il risultato elettorale, dopo una fase di risanamento e austerità che dopo una fase di crescita e benessere. Probabilmente sulla base di questa più o meno ovvia osservazione è stata elaborata da J.P Morgan (“Europe's political mainstream set to face ongoing pressure”, 22 0ttobre 2013) una simulazione della tendenza alla crescita o alla diminuzione del consenso per i partiti antigovernativi partendo dall’analisi pregressa di alcune variabili macroeconomiche.

Con tutte le precauzioni del caso l’esercizio è, se non altro, un tentativo più o meno riuscito di dare visibilità numerica e grafica a quella che sembra una considerazione abbastanza evidente, ma poco misurata, anche perché difficilmente misurabile. I risultati più evidenti dicono che:

Ogni punto percentuale di maggiore rigore fiscale comporta una crescita di due punti percentuali del consenso per i partiti antigovernativi (ossia non-mainstream) con un ritardo temporale di due anni. Peraltro, questo effetto dura solo fino a quando l’irrigidimento fiscale permane mentre il ritorno ad una politica di bilancio neutrale annulla il fenomeno.

La crescita di un punto percentuale del tasso di disoccupazione rispetto alla media 2000-2007 comporta la crescita di un punto percentuale del consenso per i partiti antigovernativi con un ritardo di 18 mesi.

La discesa di dieci punti dell’indice di fiducia dei consumatori comporta la crescita di due punti percentuali del consenso per i partiti antigovernativi con un ritardo temporale di sei mesi.

Questi indicatori spiegano l’80% della variazione del consenso e si riferiscono ai cinque Paesi cosiddetti periferici dell’area euro: Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e Italia. L’analisi sembra essere particolarmente efficace per Spagna, Irlanda e Grecia mentre lo è meno per Portogallo e Italia. In particolare, nel primo caso i partiti non governativi dovrebbero avere decisamente più voti di quanti ne hanno effettivamente mentre, nel caso dell’Italia, dovrebbe essere il contrario. Inoltre, sempre nel caso italiano si vede che prima del 2012 i partiti antigovernativi abbiano goduto di meno consenso di quanto gli indicatori avrebbero suggerito.

 

Austerit e Opposizione
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