Il risultato elettorale francese diventa un nuovo ed importante punto di partenza per ragionare sulla necessità di definire una politica europea che superi le attuale secche. Sembra che la questione della gestione politica dell’unione europea stia obbligatoriamente e prepotentemente rientrando dalla finestra dopo essere stata scarsamente considerata e ritenuta secondaria alla gestione dell’unione monetaria.

La novità non è il risultato della destra nazionalista del Front National ma il fatto che il risultato sia avvenuto in Francia, paese con una quasi tripla A che a tutt’oggi non ha condiviso molto con la cosiddetta periferia dell’Europa.

Né la disoccupazione, né i tassi di interesse, né il debito pubblico, e via dicendo, della Francia sono mai stati minimamente assimilati a quelli di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna ovvero i PIIGS. Viceversa, il risultato elettorale è da paese periferico, assimilandolo a ciò che è già accaduto nelle realtà più pesantemente colpite dalla crisi economica e finanziaria, quasi fosse una peculiarità dei PIIGS e che facesse parte delle loro problematiche peculiari ed interne.

Negli ultimi anni il supporto ai partiti non tradizionali dell’area PIIGS è significativamente cresciuto ed ha raggiunto picchi del 50% in Grecia, del 35% in Irlanda, del 30% in Spagna, del 25% in Italia e di quasi il 20% in Portogallo.

Questi risultati sono stati analizzati per verificarne la sostenibilità sulla base di indicatori economici. In particolare l’analisi ha utilizzato i seguenti parametri: ogni punto percentuale di maggiore rigore fiscale comporta una crescita di due punti percentuali del consenso per i partiti non-tradizionali con un ritardo temporale di due anni. Questo effetto dura solo fino a quando l’irrigidimento fiscale permane mentre il ritorno ad una politica di bilancio neutrale annulla il fenomeno. La crescita di un punto percentuale del tasso di disoccupazione rispetto alla media 2000-2007 comporta la crescita di un punto percentuale del consenso per i partiti non tradizionali con un ritardo di 18 mesi. La discesa di dieci punti dell’indice di fiducia dei consumatori comporta la crescita di due punti percentuali del consenso per i partiti non tradizionali con un ritardo temporale di sei mesi.Riprendendo le conclusioni del ragionamento si nota come ci sia una significativa correlazione tra la simulazione e i risultati dell’andamento del consenso per i partiti non tradizionali dal 2007 ad oggi.

Con l’eccezione dell’Italia che mostra un risultato delle elezioni politiche 2013 esagerato rispetto alle indicazioni delle simulazioni e, al contrario, un eccesso di consenso per i partiti governativi nel periodo precedente. Come se l’elettorato fosse passato improvvisamente da una da scarsa ad una eccessiva capacità di criticare l’azione dei partiti tradizionali.

Ritornando alla Francia, sondaggi non recentissimi (dicembre 2013) posizionavano il Front National sulle percentuali italiane dei partiti non tradizionali. Dai primi commenti ai risultati sembra che la percentuale del consenso non tradizionale sia più vicina alla Spagna se non all’Irlanda. Non sappiamo se il risultato francese abbia le caratteristiche di quello italiano o degli altri paesi, soprattutto in termini di sostenibilità. Segnala comunque l’ampliamento della zona periferica dell’Europa alla cui appartenenza sembra che manchino all’appello ormai ben pochi paesi.

 

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