Le bolle si assomigliano, come si vede dal grafico. I prezzi salgono vertiginosamente e poi cadono. L’argomento è molto complesso. Intanto, perché i prezzi salgono. Nel caso della tecnologia, perché il settore aveva dei tassi di crescita vertiginosi, mai sperimentati.


  Grafico delle bolleGrafico delle bolleGrafico delle bolle
La violenta crescita del fatturato delle imprese avrebbe prodotto i dividendi, che avrebbero remunerato gli azionisti. Nel caso della bolla immobiliare, perché i finanziamenti a costi contenuti alimentavano la domanda di case e quindi spingevano stabilmente i prezzi in alto. Nel caso del petrolio, la domanda dei paesi di nuova industrializzazione che è maggiore della crescita della crescita della produzione di petrolio.
 
Bene, sembra una spiegazione, ma non lo è. Si vede infatti che in tutte e tre i casi dovrebbe scattare il meccanismo che incentiva nei mercati “reali” la crescita dei beni offerti. Nel caso della tecnologia, le nuove imprese che, entrando, riducono i profitti anormali delle vecchie imprese. Nel caso degli immobili, una ciclo di costruzione di nuove case esagerato per la domanda che effettivamente si avrà in futuro. Nel caso del petrolio, la messa i opera di nuovi pozzi che accrescerà la produzione futura.
 
Eppure, nonostante sia chiaro come va a finire, le bolle si producono, si gonfiano ed implodono. “Quelli che hanno capito tutto” avrebbero dovuto vendere allo scoperto (ossia farsi prestare i titoli da vendere, venderli, per poi ricomprarli a dei prezzi minori, una volta scoppiata la bolla), tenere fermi e prezzi ed impedire il formarsi della bolla. Come i mercati “reali” anche quelli “finanziari” hanno gli antidoti per fermare le bolle. Eppure non è mai avvenuto. Nel caso della tecnologia era molto difficile procurarsi i titoli delle singole imprese minori. Nel caso delle case, fin tanto che non ci saranno future che rappresentino il settore, non si capisce come una possa farsi prestare delle case per venderle e ricomprarle. Nel caso del petrolio invece è possibile, esistono i future. E non è ancora avvenuto.
 
Come sempre è accaduto quando si sono avute le bolle, tutti hanno pensato che quella in corso non era una bolla, ma un qualcosa di vero. Nella fattispecie del petrolio la registrazione di una carenza di offerta. Mentre uno può produrre tutti i semiconduttori che vuole, oppure costruire tutte le case che vuole, uno non può estrarre tutto il petrolio che vuole, il petrolio essendo una materia prima non rinnovabile. Non sappiamo come andrà a finire. Le bolle ad oggi sperimentate erano tutte alla fine legate a prodotti “tecnicamente riproducibili”. Se il petrolio per un periodo si sgonfiasse andando a 100 dollari, non avremmo la fine della bolla, ma una “pausa tecnica”, ossia il realizzo delle plusvalenze degli investitori che hanno comprato per primi. Vedremo. Ultima nota, il petrolio altera i rapporti di forza alimentando la potenza finanziaria di alcuni paesi. Il petrolio non è solo un bene che sale di prezzo, esso non è una “bolla qualunque”.