In questi ultimi giorni non vi sono notizie che siano seriamente discusse. Un segno che le nuove informazioni non riescono a smuovere davvero i mercati. I quali stanno aspettando di «capirci meglio» (1).

Da marzo a metà giugno le notizie che via via uscivano venivano lette tutte nella chiave dei green shoots, ossia dei segnali che la ripresa stava germogliando. In realtà non stava succedendo niente di rimarchevole, i mercati azionari – per esempio – dopo essere caduti (da gennaio a marzo) sono tornati (da marzo a giugno) dove si trovavano a gennaio: quindi, ben sotto i livelli precedenti la crisi.

Negli ultimissimi tempi le notizie sono lette con scetticismo: che il Fondo Monetario abbia (in misura molto modesta) rivisto la crescita negli Stati Uniti prevista per l’anno prossimo, o che i cinesi comprino automobili come fossero panini, non si vedono scuotimenti.
 
Si direbbe che le informazioni «ottimiste» siano tutte nei prezzi. Con ciò intendiamo affermare che i prezzi delle azioni scontano il fatto che «il mondo non è finito», ma non scontano ancora il fatto che «il mondo si stia definitivamente riprendendo». La nostra tesi, da tempo, è questa: anche supponendo che la crisi sia in via di contenimento, sono i contorni della ripresa che non si vedono. Può darsi che questa tesi (2) (3) cominci ad avere dei seguaci.


(1) http://www.centroeinaudi.it/notizie/drôle-de-guerre-/-i.html