Quando gli eventi tendono a peggiorare come nella situazione attuale, può essere di qualche aiuto mantenere un costante controllo di alcune variabili che possono aiutare ad orientarsi. Ma prima di addentrarsi in qualche numero può servire una premessa di carattere generale. Il tema che mette a dura prova i mercati finanziari è la crescita. La profonda divisione attualmente esistente su questo tema è all’origine delle difficoltà, e delle fortune, che si incontrano nelle scelte di investimento.

Se si ritiene che la crescita economica sia ormai definitivamente e storicamente compromessa, per cause tra loro diverse e concomitanti, diventa obbligatorio considerare come unica strategia di investimento la scelta di classi di attività a bassissimo rischio (obbligazioni governative con almeno qualche A di rating) e con un rendimento che è semplicemente dato dall’eliminazione del rischio insito nelle altre tipologie di attività finanziarie. La continua discesa dei rendimenti delle obbligazioni governative a lungo termine accompagnata dalla discesa dei corsi azionari è il risultato di questa convinzione.

Viceversa, se si ritiene che la crescita economica sia ancora un obiettivo in qualche modo raggiungibile anche solo per caso o per errore, si può ipotizzare un qualche spazio per attività finanziarie che oggi appaiono assolutamente inavvicinabili, anche solo per la mancanza di liquidità che non sia il finanziamento delle banche centrali attraverso le operazioni di politica monetaria. Le valutazioni delle Borse appaiono elevate specularmente almeno quanto appaiono risicati i rendimenti delle obbligazioni governative, essendo solo la variabile rischio a fare da spartiacque.

Venendo alla metrica possiamo aggiornare ed ampliare, utilizzando le informazioni fornite dal consensus di Reuters, i dati sul valore del PE (rapporto Prezzo/Utili) mediano ovvero della ipotetica società che si pone esattamente a metà tra il valore massimo e il valore minimo. Lo facciamo per un numero cospicuo di mercati. Il risultato non è molto diverso da quanto già visto ma appare più completo. Il mondo dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) è spaccato in due con la grande Cina (Shangai) e India sui valori più elevati e Russia e Brasile nella fascia bassa, accompagnate da Hong Kong (piccola Cina) e in parte dal Giappone.

Tra questi estremi ci sono tutti gli altri mercati ed esattamente nel mezzo ci sono le piccole capitalizzazioni europee ed americane. Se questo banale metodo di misurazione fosse il punto di riferimento per le scelte degli investitori dovremmo assistere ad un travaso di capitalizzazioni all’interno dei BRIC (da grande Cina e India verso Russia, Brasile e piccola Cina) restando invariato il resto del mondo. Sempre che il valore del PE mediano sia considerato attendibile ed equilibrato, questione oggi particolarmente non scontata sulla base delle considerazioni fatte in premessa.

 

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