L'Unione è sorta fra un gruppo di paesi omogeneo (Germania, Francia, Benelux, Italia), si è allargata, con la caduta delle dittature, fino ad includere la Penisola Iberica e la Grecia, negli ani Settanta, e, infine, verso l'Est, negli anni Novanta. Il movimento dell'Unione sembra essere un processo secolare di ampliamento pacifico dotato di una forte inerzia. Si espone di seguito la critica di maggiore rilevanza al funzionamento dell'euro. Si passa al ruolo svolto dell'euro area nella modernizzazione dell'Europa dell'Est. Si discute, infine, di che cosa accadrebbe nel caso del ritorno alle monete nazionali.

1- Negli Stati Uniti gli euro scettici albergano in gran numero. Il loro scetticismo, ridotto in pillole, dipende da questo: 1) Washington trasferisce il reddito da uno stato che va bene a uno che va male e questo in Europa non si può fare. Se, per esempio, il Portogallo va male, non riceve immediatamente denaro dall'Olanda come sussidi di disoccupazione, ma in modo contorto con il fondo “salva stati”. 2) Se un'area va male, negli Stati Uniti la gente si trasferisce in un area che va bene. In Europa, dove si ha un forte radicamento e dove si parlano lingue diverse, la migrazione coinvolge solo una frazione della popolazione. 3) La Banca Centrale degli Stati Uniti può intervenire quando necessario e senza vincoli. In Europa, invece, questo non accade, perché il mandato della Banca Centrale è ristretto. Perciò, mettendo a confronto il loro modello con quello europeo, gli statunitensi alla fine e in gran maggioranza giungono alla conclusione che il nostro può funzionare solo quando tutto va bene. Appena le cose si volgono al peggio, ecco che mostra tutta la sua fragilità.

2- Molti si dimenticano che non si hanno solo i paesi dell'Europa Occidentale, alcuni dei quali sono in crisi, ma anche quelli della parte Orientale. E qui l'Europa dell'euro ha funzionato piuttosto bene come levatrice – in forma pacifica e democratica - della modernizzazione di paesi con un centinaio di milioni di abitanti. I paesi dell’Est sono cresciuti moltissimo da quando hanno cambiato il sistema economico e politico. Ad una prima fase di caduta della produzione, quasi nessuna impresa socialista era infatti in grado di competere su un mercato aperto, è seguita la ripresa legata agli impianti importati dai paesi industrializzati occidentali. I lavoratori dell’Est, quasi tutti con un’istruzione elevata, potevano diventare molto più produttivi. Ma si aveva un problema finanziario. Il sistema economico di questi Paesi si stava sgretolando e quindi, fino a che le esportazioni non tornavano cospicue grazie a nuovi prodotti competitivi, dovevano importare quasi tutto. La loro moneta, di conseguenza, andava a picco e i tassi d'interesse, per tenere fermi i cambi, andavano alzati, bloccando la crescita. A meno di trovare chi finanzia. I Paesi dell'Est non hanno avuto problemi irrisolvibili, finanziati dall'Unione Europea che li ha assorbiti nella sua economia e nel suo diritto. I salari sono aumentati, seguendo la crescita della produttività. Dall’industria ai servizi il passo è breve ed ecco sorgere la grande distribuzione, le banche, ecc.

3- Il ritorno al mondo antecedente l'euro – quello in cui ogni paese aveva la propria moneta, produrrebbe una crisi dei debiti pubblici dei paesi che avevano una moneta debole e del sistema finanziario (banche, assicurazioni, fondi pensioni, ecc) di tutti i paesi dell'euro, perchè questo ha in portafoglio il debito pubblico dei paesi mal messi. Prima di avere un mondo ordinato con tante monete nazionali, si avrebbe una crisi di dimensioni inusitate. Per avere un'idea dell'impatto – i dati sono del 2011 – i non residenti possedevano il 35% del debito pubblico spagnolo e italiano. Che cosa farebbero gli investitori se pensassero di riavere alla scadenza le loro obbligazioni in peseta e lire e non in euro? Chiederebbero un “premio per il rischio”, un premio che compensi per la moneta svalutata, che prende la forma di un maggior rendimento rispetto a quello che si avrebbe con la moneta unica. I rendimenti richiesti per sottoscrivere il debito pubblico dei paesi con moneta debole diventerebbero talmente alti da mettere a repentaglio i conti dei Tesori. Chi desidera le monete nazionali deve tener conto della grave crisi che si manifesterebbe prima del loro ritorno. Crisi peraltro giustificata, a meno di pensare che gli investitori siano disposti a perdere, perchè riavrebbero i propri denari in una moneta svalutata.

La nota - con una aggiunta sulla Spagna - è stata pubblicata su Il Foglio del 13-7-12:

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