I mercati hanno reagito con scetticismo al piano di salvataggio di Paulson. Prima che il piano fosse annunciato lo Standard & Poor’s era a 1.150 punti, oggi, alle 17.00, si trova appena sopra.
I rendimenti delle obbligazioni statunitensi sono negativi, ossia i rendimenti nominali sotto inferiori al tasso di inflazione lungo tutta la curva. Il rendimento variabile è abbandonato per il reddito fisso di origine statale, detta proprio in breve.
 

Le azioni delle banche mal messe sono cadute di prezzo. Quelle delle banche fallite o sotto la tenda ad ossigeno hanno dei prezzi polverizzati, nel senso che la quotazione è in centesimi. Un’ immagine di quel che accade potrebbe essere l’effetto domino: se sposti un tassello gli altri cadono, perché non ci sono tasselli che non dipendono per il proprio equilibrio dall’equilibrio degli altri.
 

Abbiamo bisogno di un sismografo per sapere quando il peggio finirà. Possiamo immaginarlo composto da: 1) il tasso che le banche chiedono per prestare il denaro alle altre banche, tasso che oggi sei volte (sic) il livello che ha nei tempi normali; 2) il rapporto prezzo utile che scende verso un livello di 15 negli Stati Uniti, in Europa continentale si trova sotto; 3) i rendimenti delle obbligazioni che salgono, come segno della fine del panico. Fin quando il sismografo mostra tassi interbancari alle stelle, rapporti prezzi utili superiori a venti volte, e tassi sulle obbligazioni negativi in termini reali, siamo in mezzo al terremoto.