Sono usciti i risultati del Pil nell’ultimo trimestre del 2020: il Pil del “lockdown dei semafori” e della chiusura della stagione turistica della neve. Ebbene, l’economia si è mossa meglio delle attese.

Il Pil esce dal 2020 (e entra nel 2021) con un livello inferiore di 6,6 punti percentuali rispetto alla fine del 2019. Sarebbe potuta andare peggio, e molti in effetti lo prevedevano.

La bilancia commerciale

Non è ancora una ripresa (servirebbe un “segno più” nella variazione del Pil sul terzo trimestre, che invece vale ancora -2%), ma comunque la caduta è inferiore al previsto. Lo dobbiamo in parte alla bilancia commerciale che, nei dodici mesi, è cresciuta di 7,4 miliardi di euro, che valgono mal-contati 0,4 punti percentuali di Pil annuale. Poi c’è la resilienza della produzione industriale.

La produzione industriale

L’indice, di cui è già disponibile il valore di gennaio 2021, è di appena 2,9 punti percentuali sotto il livello che aveva nel 2019. Vale a dire che la caduta del settore industriale è circa la metà della caduta dell’economia complessiva, sulla quale pesano molto più i servizi, ben più colpiti dalla pandemia e dai lockdown. Mentre quindi l’economia reale cerca di resistere alla crisi pandemica, la parte monetaria dell’economia continua a brillare non tanto di luce propria, quanto di luce riflessa.

Il bazooka in azione

La liquidità immessa dalla Banca Centrale Europea permette di sostenere un debito pubblico che ha raggiunto i 2.569 miliardi (+6,6% rispetto al 2019), consente il finanziamento 1.300 miliardi di prestiti bancari a privati (+3,7%), mentre i depositi delle famiglie, limitandosi a considerare quelle “consumatrici”, sono saliti in dodici mesi del 6.3% a 1.109 miliardi. La Bce, in altri termini, rifinanzia il deficit pubblico con cui si sostiene l’economia (dopo il IV decreto ristori, la continuazione della pandemia ha costretto il governo a riaprire la borsa, con il I decreto sostegni).

La questione della fiducia

Anche per questo, non è detto che il miglioramento congiunturale sia destinato a continuare. Anzi, è probabile che l’Italia, non ancora immunizzata dai vaccini, debba accontentarsi per qualche mese ancora di una congiuntura a yo-yo, a seguire l’andamento dei colori dei semafori, che sono stati rinforzati come presidio alla diffusione virale. Inoltre, per aversi una ripresa, si deve normalizzare la fiducia, il cui indice nel caso delle imprese vale 93,2, quindi è ben inferiore alla base di 100 del 2010. Quando riprenderà la fiducia, vedremo allora forse i depositi bancari trasformarsi in investimenti e la ripresa potrà dirsi iniziata.

I mercati finanziari

Per il momento occorre accontentarsi, anche se un sostegno congiunturale positivo è fornito dai mercati finanziari. A marzo del 2021 la Borsa italiana ha recuperato tutta la caduta del 2020 (+41,9%), seguendo le Borse internazionali, abbondantemente irrorate di liquidità. I mercati finanziari, come è noto, fiutano con largo anticipo i pericoli. Tra questi solitamente c’è il rischio di inflazione, quando c’è una ripresa. Essendo la ripresa vicina per i paesi dove i contagi scendono mentre i vaccini salgono (gli Usa), il petrolio è risalito a 66 dollari (Brent), +194% rispetto a marzo del 2020. Gli investitori hanno cominciato a vendere i titoli obbligazionari americani a lungo termine, facendo salire il relativo tasso di rendimento americano, quasi temessero, dopo la pandemia, lo scoppio dell’inflazione.

Assicurarsi contro l’inflazione

La capacità produttiva del mondo, molto poco utilizzata, è invece la migliore assicurazione contro l’inflazione. L’inflazione, per quanto attesa, è destinata a restare contenuta per molto tempo. Il che è anche positivo, perché senza una stabilizzazione dell’economia reale, movimenti eccessivi all’insù dei prezzi potrebbero mettere in crisi il delicato equilibrio finanziario, quasi ovunque caratterizzato da debiti che, per essere sostenuti, richiedono tassi di interesse moderati e crescita del Pil. Sulla assenza di inflazione, almeno nel medio periodo, possiamo quindi essere piuttosto ottimisti. Mentre per l’economia reale, lo yo-yo continuerà fino a quando i vaccini non consentiranno una quasi normalità.