Missione Uzbekistan. L’11 dicembre si terrà online il Business Forum Italia-Uzbekistan organizzato dalla think tank milanese The European House-Ambrosetti in collaborazione con la Farnesina.

Nel cuore dell’Asia centrale, l’Uzbekistan è situato in quella regione a est del Mar Caspio che comprende anche il Kazakhstan, il Tagikistan, il Kyrgyzstan e il Turkmenistan. Nazioni che, dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, hanno preso strade diverse. Con i suoi 34 milioni di abitanti, l’Uzbekistan è il paese più popoloso in una regione che ne registra 72 milioni.

È una nazione multietnica e multireligiosa senza problemi di fanatismo. La popolazione parla uzbeko (una lingua del ceppo turco), russo e tagico (un idioma vicino al persiano). La metà vive in centri urbani, il 60% ha meno di 30 anni, 23 milioni sono in età lavorativa. Ogni anno 600mila giovani entrano nel mercato del lavoro, sono istruiti e poliglotti. Il Pil è appena sotto i 50 miliardi di dollari e il reddito medio pro-capite di 1.504 dollari l’anno. Ma questo dato è sottostimato perché c’è molto sommerso. Il bilancio è gravato dal debito pubblico in maniera molto limitata perché pesa per circa il 10-20%. La capitale Tashkent conta ben oltre gli ufficiali tre milioni di cittadini e prima della pandemia vantava collegamenti aerei con una cinquantina di città nel mondo.

Nel report della Banca mondiale Doing Business 2020, l’Uzbekistan risulta tra i venti paesi che, a livello globale, stanno mettendo in atto riforme importanti in termini di corporate governance, tassazione, dogane e sistema giudiziario.

L'occasione

L'Uzbekistan offre opportunità importanti all'Italia. Il presidente di ICE Agenzia, Carlo Ferro osserva: «L’Italia è il partner ideale per favorire l’evoluzione smart e sostenibile delle economie emergenti dell'Asia centrale. In Uzbekistan esportiamo macchinari e tecnologie nei settori tessile, energetico e alimentare. Le nostre esportazioni valgono 313,6 milioni di euro, secondo i dati Istat 2019: erano più che raddoppiate in un quinquennio ma, a causa della pandemia, nei primi otto mesi del 2020 sono calate del 13,9%. Sono convinto che vedremo una ripresa. Grazie al mix di riforme e alla progressiva apertura verso un modello di economia di mercato, può essere uno dei paesi pronti a cogliere tante opportunità».

Gli investimenti

L’ambasciatore dell’Uzbekistan a Roma Otabek Akbarov precisa: «Siamo interessati negli investimenti italiani, nelle tecnologie avanzate e nel know-how per produrre non solo per il nostro mercato di 34 milioni di abitanti ma anche per l’esportazione nei paesi vicini, un bacino di 300 milioni di persone. Siamo interessati al potenziale dell’Italia nell’ambito dell’oil&gas, nel settore chimico e farmaceutico, miniere, metallurgia, costruzioni, mobili, pelle e tessile, automotive, agricoltura, elettrodomestici, abbigliamento e calzature, vino, pasta e prodotti caseari». I rapporti bilaterali hanno permesso «la creazione di una Camera di Commercio e, recentemente, di una sede della Confindustria a Tashkent. Abbiamo rapporti con Sace, Simest, Cassa Depositi e Prestiti, ICE, Aice e Unioncamere. Numerose regioni italiane – Lombardia, Veneto, Campania, Marche e Toscana – hanno dimostrato un interesse nella cooperazione in ambito economico e culturale».

Il legame con il Politecnico di Torino

Nel 2010 il Politecnico di Torino ha aperto un campus a Tashkent. Dal 2014 al 2018 il Rettore della sede in Uzbekistan era il professor Andrea De Marchi: «Abbiamo istituito la laurea triennale e ci siamo impegnati nella didattica più che nella ricerca. Il primo anno gli studenti erano un centinaio, nel 2018 un migliaio. I migliori hanno continuato gli studi a Torino. Provenivano per lo più dalla capitale e dalla valle della Ferghana perché nel capoluogo Andijan la General Motors ha uno stabilimento per la produzione di vetture, acquisito tramite la coreana Daewoo». La presenza di 170mila coreani in Uzbekistan (0,6% della popolazione) è motivata dal fatto che nel 1937, quando Mosca e Tokyo si disputavano dei territori, Stalin vi aveva deportato 180mila coreani temendo una loro collusione con i giapponesi.

Tashkent, capitale dell'Uzbekistan, di notte

Andrea De Marchi ha vissuto la transizione successiva alla morte del presidente Islam Karimov nel settembre 2016: «Era un bravo statista ed era riuscito a tenere il paese fuori dalle guerre. L’Uzbekistan ha le sue complessità: è il più popoloso tra gli stati dell’Asia Centrale e presenta una miscela di etnie che avrebbe potuto essere esplosiva. Karimov era riuscito a svincolarsi dalla Russia e ad avviare un processo di costruzione nazionale nonostante il fatto che nel 1991, con l’indipendenza, molti russi abbiano lasciato il paese».

L'embargo di Obama

In questi anni l’economia dell’Uzbekistan stava decollando ma, prima ancora della pandemia, erano iniziati i problemi con l’embargo del presidente statunitense Obama scattato nel settembre 2014, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Putin aveva smesso di importare i beni americani prodotti nell’ex Unione Sovietica, riversando l’impatto delle sanzioni su questi paesi. Se nel 2014 lo stabilimento della General Motors nella valle della Ferghana aveva prodotto 300mila vetture, con il contro-embargo di Putin le esportazioni verso la Russia sono crollate. Nel 2016 il presidente russo aveva fatto il giro delle capitali dell’ex impero sovietico, ristabilendo di fatto una sorta di sovranità di Mosca laddove le repubbliche cercavano di svincolarsi».

Dell’Uzbekistan, De Marchi ricorda:

«La cultura, la storia, le tradizioni diverse dalle nostre. È un paese fantastico, ti entra sotto la pelle, non riesci più a mandarlo via. Se sei costretto a partire, ti lascia una sensazione di nostalgia, un po’ come il mal d’Africa».