Di seguito ci interroghiamo: 1) le materie prime sono attraenti? 2) il debito pubblico degli Stati Uniti e dei paesi europei periferici va evitato? Gli argomenti sono stati affrontati con tre note, già pubblicate sul sito, che riproponiamo. Ne facciamo però una sintesi.


La prima nota discute due argomenti: 1) l’arrivo, intorno alla metà dello scorso decennio, della finanza nel mondo delle materie prime ha alimentato la volatilità, ma, allo stesso tempo, sono sorti dei meccanismi di autocorrezione della volatilità stessa essenzialmente legati all’accumulazione di stock di materie prime; 2) si mostra che all’origine della crescita del prezzo delle materie prime vi è lo sviluppo tumultuoso della Cina.

http://www.centroeinaudi.it/asset-allocation/rendimento-e-volatilita-delle-materie-prime.html


La seconda nota analizza la decisione di Pimco, che è uno dei maggiori operatori nel campo delle obbligazioni, di annullare l’investimento nel debito statunitense. La ragione che li ha spinti a una decisione tanto radicale è la combinazione di rendimenti troppo bassi rispetto all’inflazione attesa e del fatto che il peso degli acquisti delle banche centrali potrebbe venir meno in futuro.

http://www.centroeinaudi.it/notizie/avviso-ai-naviganti-/-xxxvii.html


La terza nota si interroga sulla Spagna, che registra una crescita economica e una dinamica del debito migliori di quelli britannici, ma che «comanda» un rendimento sul debito pubblico maggiore. La ragione di questa apparente contraddizione è la liquidità. Essa rimane «imbottigliata» nel paese dotato di una propria moneta, come la Gran Bretagna, mentre può «emigrare» nel paese che abbia una moneta in comune con altri, come la Spagna. Fino a quando non si avrà un qualche meccanismo che metta in comune una parte del debito pubblico dei paesi dell’area euro, i comportamenti che chiedono rendimenti tanto elevati da rendere ingovernabile il risanamento continueranno.

http://www.centroeinaudi.it/commenti/-il-governo-della-crisi-dell-euro-area.html





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