Uno potrebbe far nulla per la complessità della situazione e perciò investire nel debito pubblico a breve termine in euro. E attendere che le cose «si sbroglino». Chi, invece, volesse rischiare ha delle combinazioni d’investimento. Noi pensiamo che la 1) e la 2) siano le migliori. Il rischio è che si manifesti la combinazione 3).

di Giorgio Arfaras


 

Negli Stati Uniti si ha un debito pubblico crescente, con dei rendimenti (fino alle obbligazioni quinquennali) nulli, se si tiene conto dell’inflazione. Chi mai compra un debito pubblico crescente con dei rendimenti nulli? I privati, che preferiscono un rendimento nullo alle perdite che potrebbero eventualmente avere investendo in azioni, e la banca centrale che lo compra – fino alle scadenze di sette anni – per stimolare l’economia. La borsa sale, perché il sistema finanziario si indebita a tassi nulli e poi riversa il denaro in borsa, mentre i privati disinvestono dalle azioni. Negli Stati Uniti, infine, abbiamo il debito pubblico a lungo termine – quello non è comprato dalla banca centrale – che ha dei prezzi decrescenti, ossia dei rendimenti crescenti (la cedola è fissa e dunque il rendimento sale se il prezzo scende).


In Europa aleggia il sospetto che i debiti pubblici dei paesi mal messi siano proprio mal messi. Tecnicamente parlando, che siano non in crisi di liquidità ma in condizione di insolvenza. E che potrebbero non essere salvati dai paesi ben messi. Se questo mai accadesse, il sistema bancario e l’industria finanziaria europea, che detengono quote rilevanti del debito dei paesi mal messi, avrebbero perdite cospicue, in grado di congelare l’economia europea. Il mercato delle obbligazioni europeo è cauto, perché chiede rendimenti elevati ai paesi mal messi, mentre quello delle azioni è meno cauto, perché sembra non scontare lo scenario peggiore.


Uno potrebbe far nulla per la complessità della situazione e perciò investire nel debito pubblico a breve termine in euro. E attendere che le cose «si sbroglino». Chi, invece, volesse rischiare ha delle combinazioni d’investimento. Noi pensiamo che la 1) e la 2) siano le migliori. Il rischio è che si manifesti la combinazione 3).


1) Per chi volesse investire in obbligazioni a lungo termine la scelta ragionevole, nel caso statunitense, è quella di essere «corti», ossia di imbastire delle operazioni in cui si guadagna se i prezzi dei titoli trentennali scendono. Nel caso europeo tutto dipende dalla scommessa se l’euro tiene.


2) Se tiene, allora è razionale essere «corti» di obbligazioni tedesche, che sono salite molto per effetto della ricerca di «titoli sicuri», e «lunghi» di obbligazioni dei paesi mal messi, ossia investiti in modo da guadagnare se i loro prezzi stanno fermi (si incassa la cedola) o salgono. In questo caso, ossia in quello dell’euro che tiene, è razionale essere investiti anche in borsa. Le borse delle due rive dell’Atlantico salgono e scendono allo stesso modo (la correlazione è molto alta) e dunque basta sceglierne una.


3) Se l’euro non tiene, allora è razionale essere «lunghi» di obbligazioni tedesche e «corti» di obbligazioni dei paesi mal messi. In questo caso non è razionale essere investiti in borsa: il sistema finanziario sarebbe percosso. Le borse delle due rive dell’Atlantico salgono e scendono allo stesso modo e dunque è possibile che – in caso di crisi dell’euro – scendano entrambe. Potrebbe, in questo caso, emergere una corsa ai titoli (temporaneamente) sicuri e quindi il prezzo delle obbligazioni statunitensi potrebbe salire, annullando l’opzione 1).


Pensiamo che il percorso 2) abbia una probabilità maggiore del percorso 3). La Banca Centrale Europea compra il debito dei paesi in difficoltà per evitare che si alzi troppo il costo dello stesso. Al sistema finanziario, che è molto esposto verso i paesi mal messi, conviene che si salvi il debito di questi paesi. Dunque dovrebbe chiedere dei rendimenti inferiori a quelli che sta chiedendo. Eppure i mercati chiedono dei rendimenti non sostenibili. Il sistema finanziario non sta facendo i propri interessi, si direbbe. Oppure – ecco l’altra spiegazione – il sistema finanziario sa che il suo miglior interesse sarebbe il salvataggio dei paesi mal messi. Ma agisce tenendo presente un altro fattore in gioco. La Banca Centrale Europea – questo potrebbe essere il ragionamento – alla lunga non sarà in grado di controllare i comportamenti dei mercati. Perché mai non dovrebbe essere in grado di farlo, se la sua potenza di fuoco è virtualmente illimitata? Per le pressioni politiche degli elettorati nazionali. L’Europa è un condominio dove tutti litigano con tutti. Per dirla in gergo, i mercati sanno che il primo migliore è il salvataggio, ma sospettano che possa non funzionare, e dunque scelgono il secondo migliore, dei rendimenti non sostenibili sul debito che li coprano in caso di insolvenza. Il danno di una rottura dell’euro sarebbe però tale che pensiamo che alla fine si avrà un «colpo di reni» del sistema politico. Per questo pensiamo che il percorso 2) abbia una maggiore probabilità.


Economia@Centroeinaudi (su www.centroeinaudi.it)  è  un sito di ricerca sull’economia dei mercati  finanziari. In nessun modo le sue previsioni vanno intese come un invito a trasformarle in investimenti. Il Centro Einaudi declina ogni responsabilità per le conseguenze che possono essere arrecate agli utenti per danni o perdita di profitti. I contenuti pubblicati non rappresentano né un incitamento o un’offerta di acquisto o vendita, né un incitamento o un’offerta a effettuare transazioni o atti giuridici. Sono forniti esclusivamente a titolo informativo e possono essere modificati dalla redazione di Economia@Centroeinaudi in qualsiasi momento senza preavviso. I contenuti messi a disposizione non costituiscono raccomandazioni per le decisioni d’investimento. Gli investimenti finanziari vanno scelti a livello individuale, tenendo presente che il rischio non è eliminabile e decidendo in anticipo l’orizzonte temporale cui fare riferimento.