Il mercato azionario europeo ha subito una secca perdita nei primi due mesi del 2016, superiore al 10%. A questo inizio decisamente negativo è seguita la stagione della pubblicazione da parte delle società quotate dei risultati finali del 2015, particolarmente attesi per tentare di trovare nelle singole realtà aziendali elementi che potessero fornire segnali di maggiore solidità rispetto a quanto raccontato dai prezzi di Borsa.

L’impatto dei risultati societari non è stato favorevole avendo generato una diffusa revisione delle stime degli utili per il 2016 e non essendo riuscito a contrastare il fenomeno dell’avversione al rischio.

Scendendo più nel dettaglio, le maggiori correzioni dal lato degli utili hanno coinvolto i settori legati alle materie prime e alle risorse energetiche, con revisioni al ribasso tra il 20% e il 30%. A questa pesante potatura è corrisposto un calo dei prezzi di Borsa pari alla metà della variazione dell’indice generale, ovvero circa il 5%. Probabilmente la ripresa dei prezzi del petrolio e di alcune materie prime ha impedito un calo più pesante delle quotazioni già fortemente penalizzate nel 2015.

All’opposto il settore bancario è sceso complessivamente più del 20%, oltre il calo delle aspettative di utili indicato tra il 10% e il 15%. Ma ancora più pesante in termini relativi è stata la caduta dei settori auto e assicurativo che hanno subito perdite ben superiori alla riduzione delle stime di utili, segnalando più di altri settori il nervosismo degli investitori sulla solidità dei margini. Complessivamente tutti i settori hanno subito una riduzione delle aspettative reddituali ma, con l’esclusione delle già citate società legate alle materie prime e al petrolio, con un impatto sui prezzi di Borsa mediamente più che proporzionale.

L’impatto delle variazioni all’interno dei settori è sintetizzato in una variazione complessiva del mercato azionario europeo leggermente superiore alla discesa delle aspettative di utili. E’ normale che l’indice rappresenti la media ponderata di quanto accade tra le diverse componenti. Resta un fenomeno comunque rilevante la distanza nei comportamenti all’interno degli indici, soprattutto nella fasi di crisi più acuta e quando il movimento al ribasso contiene fenomeni non immediatamente percepibili.

 

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