Una recente analisi di Nomura (“Volatility-controlled equities - Dampening the turbulence in equity investments”, febbraio 2014) racconta una storia interessante e abbastanza nuova. Attraverso elaborazioni su dati storici verifica la possibilità di utilizzare il controllo della volatilità non solo per tenere a bada la rischiosità dell’investimento azionario ma, oltretutto, per ottenere risultati migliori.

I concetti di base sono abbastanza intuitivi. La volatilità è un indicatore di rischio che si impenna nelle fasi di caduta dei mercati e, viceversa, si abbassa nelle fasi positive. Introdurre dei limiti alla volatilità dei portafogli azionari significa, quindi, ridurre gli impatti negativi delle correzioni, permettendo di perseguire l’obiettivo non secondario della conservazione del patrimonio e generando sovra rendimenti rispetto ai portafogli cosiddetti long-only (privi di protezione).

Anche una eccessiva protezione può essere controproducente. Ad esempio, ponendo un limite alla volatilità del 10% annuo avrebbe significato replicare il portafoglio non protetto (considerando un arco temporale particolarmente lungo ovvero dal 1928 ad oggi per l’indice S&P 500) soprattutto tra il 1950 e la fine degli anni ‘90. Vale la pena notare che la volatilità annua del 10% corrisponde sostanzialmente a quella del titolo governativo americano con scadenza trentennale. Innalzando il limite al 15% o quasi al 20% il sovra rendimento diventa sempre più evidente.

Anche in questo caso il risultato dell’analisi sembra intuitivamente ragionevole. Se eliminiamo il rischio è difficile poter ottenere rendimenti ma, all’opposto, l’accettazione passiva delle sue dinamiche non rappresenta la migliore soluzione. L’aspetto altrettanto interessante è l’estensione dei risultati indistintamente ai mercati di altre aree valutarie, con differenze marginali che non modificano la conclusione.

Insomma, controllare la volatilità del portafoglio significa introdurre un elemento di razionalità, ovvero il rischio di oscillazione che siamo disposti ad accettare, aumentando la qualità e la dimensione dei risultati.

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