Per consolare chi ha perso molti denari in borsa (che chiamiamo A) e che sospetta che l’amico che ha investito in immobili (che chiamiamo B) lo consideri un mediocre finanziere, proponiamo queste argomentazioni.

 
-- I prezzi degli immobili salgono sempre, dice B.

Non ci sono delle statistiche precise, come nel caso delle azioni e delle obbligazioni. Quando si hanno, come nel caso della Gran Bretagna, si vede che i prezzi degli immobili sono cresciuti appena più del reddito nazionale negli ultimi cinquanta e passa anni. Ossia, il prezzo degli immobili cresce in moneta costante - alla lunga - come l’economia in moneta costante. Se l’economia crescerà sempre, possiamo allora dire che il prezzo degli immobili, sulla base dell’esperienza disponibile, crescerà sempre. Ma non possiamo dire che cresca percettibilmente di più. Questo è vero anche per le obbligazioni: possiamo così dire che gli immobili ed i mobili (le obbligazioni) si equivalgono. Salgono poco, ma costantemente. Si può obiettare che, se ci fosse inflazione, come nell’Italia degli anni ottanta, gli immobili salirebbero, mentre le obbligazioni perderebbero gran parte del proprio valore. Vero, ma con le obbligazioni indicizzate ormai quest’obiezione non è più valida. E se uno non si fida dell’Italia, può ormai legalmente comprare quelle francesi…

-- B può dirsi soddisfatto, è vero che il prezzo degli immobili sale sempre, ma non pienamente, perché l’obiezione che le obbligazioni assomigliano agli immobili lo rende meno “vincitore”. Va anche detto che B non è solo soddisfatto, è anche tranquillo.

Si tenga, infatti, conto che la sera mentre A accende la televisione e gli viene detto che la borsa ha perso X, B, che accende lo stesso la televisione, non sente parlare della quotazione giornaliera del prezzo degli immobili. Poniamo che A abbia investito in borsa 100 mila euro e che abbia perso il 30%, e che B abbia una casa, pagata 300 mila euro, che ora vale il 10% in meno. A e B hanno perso la stessa somma, ma B o non ci pensa, perché non conosce le quotazioni giornaliere, oppure perché calcola le perdite in valori percentuali e non assoluti.

-- B dunque è tranquillo perché i prezzi alla fine salgono e, quando scendono, non lo sa. 


Va però tenuto conto, e A dovrebbe ricordarlo a B, che il prezzo degli immobili, anche se la televisione non lo dice, non varia poco, come si può vedere sempre dalle statistiche inglesi, riportate nel grafico. Il valore finale dell’indice degli immobili diviso per la crescita dell’economia, è 110, quindi su cinquant’anni si è cumulata (per ora) una maggior crescita pari al 10%. Quasi nulla. Ci sono stati tre picchi, ma anche una caduta di notevole entità, da borsa si potrebbe dire, negli anni novanta. Se uno avesse comprato nel 1991 e venduto nel 1997 avrebbe perso una somma consistente.
 

Casomai qualcuno desiderasse parlare approfonditamente della crisi in corso, che ha avuto origine nel settore immobiliare, consigliamo uno studio del Fondo Monetario Internazionale. Si trovano  le ragioni per le quali il Bel Paese è fuori dalla bufera.
 
Qui trovate il riassunto:

http://www.centroeinaudi.it/commenti/il-ciclo-immobiliare-moderno.html



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