Nessuno davvero sa se la ripresa abbia le gambe per sostenersi – noi sospettiamo che non le abbia, almeno a giudicare dall’andamento dell’occupazione. Comunque sia, si hanno due scuole di pensiero: quella che vuole continuare con le politiche monetarie e fiscali lasche, e quella che vuole renderle meno espansive. Nell’universo dei media, gli statunitensi sono per le politiche lasche, i tedeschi per quelle meno lasche. È molto difficile sapere chi ha ragione. Non è che si possano mettere alla prova entrambe le scuole per vedere qual è la migliore – come se si trattasse di scegliere fra due maglioni davanti allo specchio.


La Banca dei Regolamenti Internazionali (la banca centrale delle banche centrali) ha optato – ricordiamo che essa non può imporsi alle banche centrali, ma solo consigliare – per l’austerità. Secondo l’ultimo Rapporto (1), i tassi di interesse praticati dalle banche centrali sono troppo bassi – e se sono mantenuti troppo bassi per troppo tempo, alla fine generano delle distorsioni che non aiutano la crescita nell’immediato, mentre rendono il sistema più fragile più avanti nel tempo.

In sintesi: i tassi a breve troppo bassi – una decisione delle banche centrali: 1) incentivano le emissioni di debito pubblico a breve termine, e 2) spingono alla ricerca di rendimenti elevati. Il risultato è che aumenta il rischio di sistema.  Ossia, i Tesori emettono soprattutto titoli a breve termine che rendono poco o niente, e quindi «nascondono» il costo tendenziale del debito pubblico. I privati, soprattutto le banche, si indebitano a breve termine e comprano a lungo. Comprano dei titoli con scadenza protratta, che potrebbero un giorno non troppo lontano cadere di prezzo, se la politica dei tassi bassi fosse capovolta, oppure se si formasse l’aspettativa di un suo capovolgimento.

Insomma, i tassi dovrebbero essere rialzati anche se la ripresa non è certa. Sempre secondo la Banca dei Regolamenti, anche le politiche fiscali dovrebbero, nel corso del tempo, diventare meno espansive (2).


(1)  http://www.bis.org/publ/arpdf/ar2010e3.pdf

(2)  http://www.bis.org/publ/arpdf/ar2010e5.pdf