Nella discussione in corso sulla politica della banca centrale degli Stati Uniti vi sono alcuni (gli «interventisti») che non vedono altra via che agire come si sta agendo – ossia ritengono che la Fed debba non solo tenere per molto tempo i tassi a zero, ma anche comprare obbligazioni – e altri (i «mercatisti») secondo i quali a fare così si sbaglia, perché le attività finanziarie avrebbero un prezzo che non tiene conto del rischio.


Più precisamente, stando ai critici, le attività finanziarie, ossia le obbligazioni con in pancia i mutui ipotecari e i titoli del Tesoro, avrebbero un prezzo artificialmente alto dovuto agli acquisti della banca centrale. Un prezzo politico, potremmo dire. Nel ragionamento dei critici abbiamo il prezzo politico che impedisce l’emersione del rischio, con quest’ultimo che si trasferisce nel bilancio della banca centrale.

Il trasferimento in corso del rischio dal mercato al bilancio della banca centrale è una cosa. La capacità del mercato di dare sempre un prezzo al rischio è un’altra cosa. Si tratta di capire se il mercato riesca davvero a dare un prezzo al rischio. Quando il rischio era definito solo dal sistema bancario senza una banca centrale, esso era piuttosto «ballerino»: i tassi sull’interbancario salivano e scendevano in un mese in una misura che oggi non si riesce nemmeno a immaginare. Coloro che desiderano il ritorno del sistema delle banche che emettono moneta, e quindi con i milioni di «consumatori di moneta» che giudicano la qualità delle banche, forse non mettono a confronto il proprio punto di vista con le serie statistiche: invece di avere un sistema che si suppone alla lunga diventi stabile, se ne avrebbe uno molte volte più instabile di quello con la banca centrale. Si hanno nel grafico (2) le variazioni mensili del tasso interbancario prima della fondazione della banca centrale negli Stati Uniti – la linea verticale rossa – e dopo. Le variazioni del tasso interbancario erano enormi. Poi sono diventate modeste. Avere un tasso interbancario che sale e scende del 40% in un mese è un’esperienza che non ricordiamo.
 
L’interventismo attuato con la politica monetaria non sembra una cosa cattiva in generale e nemmeno nella situazione particolare. Ben Bernanke, in un’intervista di qualche giorno fa alla CBS News (1), ha detto che la crisi degli anni Trenta alla fine fu causata dalla poca moneta che circolava nel sistema e dalle numerose banche fallite. Oggi si sta evitando la deflazione e si salvano le banche e anche le assicurazioni, quando le assicurazioni sono al centro di un sistema di contratti di protezione che non sono in grado di onorare, come nel caso della AIG. Questo, secondo Bernanke, è l’aspetto maggiore della vicenda in corso. Bernanke non accetta la critica di chi sostiene che bisogna lasciar fallire chi ha sbagliato: chi fallisce alla fine trascina gli altri, anche se sono sani, nel fallimento; perciò conviene prima salvare e poi punire. La punizione, secondo Bernanke, è l’aspetto minore della vicenda in corso. In due parole, Bernanke difende l’attivismo della banca centrale, il cui scopo è evitare il peggio perché il peggio, una volta che si sedimenta nelle aspettative, diventa un freno per la ripresa.
 
Tornando ai critici dell’interventismo, possiamo allora dire che è meglio avere un bilancio della banca centrale gonfiato e rischioso che aiuta a salvarsi, piuttosto che averlo snello con il pericolo di avvitarsi in una crisi profonda. Alcuni sostengono (3) che la Banca Centrale Europea sia poco attiva, per non menzionare le politiche fiscali europee non sufficientemente espansive. A questo si risponde ufficialmente (4) dicendo che i tassi in Europa sono generalmente più bassi che negli Stati Uniti (al netto dell’inflazione) e che l’espansione fiscale è stata all’incirca eguale.
 
Insomma, le cose si muovono. Il che non significa che si uscirà in fretta dalla crisi, e neppure che per questa ragione i prezzi di azioni e obbligazioni debbano salire subito, come è avvenuto il giorno dopo la decisione della Fed di comprare le obbligazioni legate ai mutui e quelle del Tesoro. Le prime salgono (5) se i profitti si riprendono stabilmente, le seconde non salgono se le emissioni sono enormi (6).

 

(1)  http://www.cbsnews.com/stories/2009/03/12/60minutes/main4862191.shtmlù


(2)  http://voxeu.org/index.php?q=node/3255


(3)  http://www.ft.com/cms/s/0/1aa161c2-14ae-11de-8cd1-0000779fd2ac.html


(4)  http://blogs.wsj.com/economics/2009/03/19/ecb-official-responds-to-krugman-criticism/


(5)  http://www.centroeinaudi.it/asset-allocation/asset-allocation-strategica-marzo-2009.html


(6)  http://www.centroeinaudi.it/notizie/il-bottone-rosso-è-stato-premuto.html



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