Il Financial Stability Board (FSB) ha pubblicato il nuovo rapporto relativo alla valutazione della dimensione del sistema bancario ombra: “The shadow banking system can broadly be described as credit intermediation involving entities and activities outside of the regular banking system.” La definizione di “shadow banking” è riferita alle cosiddette OFI (Other Financial Intermediares) ovvero quelle istituzioni che non sono riconducibili al concetto di banca in senso stretto inteso come ente che raccoglie e detiene depositi di terze parti (*).

Il senso di questa indagine si fonda sulla necessità valutare i rischi che le realtà non strettamente bancarie possano essere elementi di instabilità dell’intero sistema finanziario in virtù del diverso impatto che può avere l’attività di regolamentazione rispetto ad istituzioni che sono soggette a controlli e vincoli molto più stringenti: “Intermediating credit through non-bank channels can have important advantages and contributes to the financing of the real economy; but such channels can also become a source of systemic risk, especially when they are structured to perform bank-like functions (e.g. maturity and liquidity transformation, and leverage) and when their interconnectedness with the regular banking system is strong.”(**)

L’ultimo stress test europeo ha indicato la pressione che i regolatori sono in grado di esercitare sulle istituzioni bancarie in senso stretto dove l’elemento chiave è rappresentato dalla ricerca di una dimensione patrimoniale adeguata ai rischi che gli attivi bancari possono generare nella fasi di crisi. Qualcosa è stato detto sulla adeguatezza, e soprattutto sui limiti, del criterio utilizzato dalla BCE per valutare la rischiosità delle singole banche. Si può aggiungere che se le banche della zona euro fossero state misurate con i criteri utilizzati dalla Bank of England i risultati sarebbero stati particolarmente diversi (***).

La sensazione che al sistema finanziario italiano sia stato attribuito un profilo di rischio superiore al dovuto è confermata dall’analisi del FSB. La componente di shadow banking è in Italia intorno al 10% del totale delle attività finanziarie mentre la componente bancaria in senso stretto è tra le più elevate, oltre il 60%. L’area euro (rappresentata da Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda) ha una componente bancaria inferiore al 50% a fronte di un peso delle istituzioni “ombra” superiore al 30% (peraltro Italia compresa).

Non siamo noi a dire che lo shadow banking può essere fonte di rischi sistemici, lo dice il FSB. Se così è si può concludere che il sistema finanziario italiano non ha caratteristiche che possano generare rischi sistemici mentre i sistemi finanziari degli altri principali paesi dell’area euro non possono offrire la stessa garanzia, anzi.

(*) http://www.financialstabilityboard.org/2014/11/global-shadow-banking-monitoring-report-2014/).

(**) Sono comprese in questa ultima categoria le banche centrali, le banche commerciali, le compagnie di assicurazioni, i fondi pensione e le istituzioni finanziarie pubbliche. Viceversa, il gruppo delle OFI è composto dai i fondi monetari, le società finanziarie, i veicoli finanziari strutturati, gli hedge funds, gli altri fondi di investimento, i brokers, i fondi immobiliari, le società fiduciarie e altri più o meno identificati intermediari.

(***) http://www.ft.com/intl/cms/s/0/154fd498-610a-11e4-894b-00144feabdc0.html#axzz3J3hPZOMT

 

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