Dopo oltre trent'anni di inerzia, sembrano finalmente potersi avviare i progetti per risolvere la crisi idrica del lago Ciad

 

Nel lontano aprile 2007, una delle prime schede del nostro sito fu dedicata alla progressiva sparizione del lago d’Aral in Asia. Undici anni dopo e in un altro continente, l’Africa, viene affrontato un problema analogo: lo scorso febbraio 2018, infatti, si è tenuta ad Abuja, in Nigeria, la conferenza internazionale sul salvataggio del Lago Ciad, un incontro cruciale per tentare di risolvere la profonda crisi del Bacino, rilanciandone l'ecosistema e lo sviluppo economico.

L'urgenza del problema è evidente se si analizzano i risultati catastrofici dell'esaurimento del lago (Figura 1). Negli ultimi 60 anni, le sue dimensioni sono diminuite del 95% a causa della prolungata siccità e dei livelli più bassi di precipitazioni mai registrati in una regione già abbastanza calda anche senza l’impatto della crisi climatica. Essendo infatti il lago Ciad privo di emissari significativi, la sua estensione è assai variabile e dipende in gran parte dalle piogge sugli altopiani circostanti il bacino e dalle temperature: se nel 1870 raggiunse i 28.000 km², nel 1908 non superò i 12 700 km² e rimase di queste dimensioni fino agli anni Cinquanta, raggiungendo poi i 26 000 km² nel 1963 (un’area di poco maggiore a quella del Piemonte).
Le stesse immagini satellitari della NASA (Figura 2) confermano ciò che si può osservare sul terreno attualmente: la superficie del lago è drasticamente diminuita a meno di 1.500 chilometri quadrati (all’incirca la provincia di Asti – Figura 3). La riduzione, che è stata definita un disastro ecologico, anche a causa dell'utilizzo in continuo aumento di acqua per l'irrigazione (Figura 4), non solo ha distrutto i mezzi di sostentamento, ma ha anche portato alla perdita di preziose biodiversità. Le proiezioni provenienti dalle immagini satellitari hanno mostrato che entro la fine di questo secolo, senza un massiccio intervento, il deserto del Kalahari e il deserto del Sahara si unirebbero, aumentando fortemente la tendenza alla desertificazione dell'Africa.
Il bacino del Lago Ciad rappresenta circa l'otto per cento della superficie del continente nero ed è condiviso dall'Algeria, dal Camerun, dalla Repubblica Centrafricana, dal Ciad, dalla Libia, dalla Nigeria, dal Niger e dal Sudan. Questi otto paesi hanno una popolazione stimata di 373,6 milioni, di cui 40 milioni circa dipendono dal Lago Ciad per le colture, l'allevamento, la pesca e il commercio.
Insieme al bacino del fiume Congo, questi due bacini costituiscono oltre il 21% della superficie dell'Africa e sono diventati pertanto fondamentali per invertire il corso del riscaldamento globale e i suoi effetti disastrosi.


Le deliberazioni della conferenza hanno fatto evidenziato una verità finora non detta: non ci può essere salvezza per il Lago Ciad senza l'unificazione delle risorse idriche della regione inter-lacustre con le risorse idriche sotterranee nelle falde acquifere delle regioni dell'Africa centrale e settentrionale.
Il lago Ciad e le sue isole, in passato, offrivano anche un ambiente sociale e culturale unico, contribuendo alla ricca diversità della regione: i valori dell'ottimismo africano e dell'armonia con l'ambiente sono stati distrutti dalla sparizione dell'acqua e dalla regressione economica che ne è seguita.
Negli anni '60 il lago ospitava circa 135 specie di pesci e i pescatori ogni anno ne catturavano 200.000 tonnellate, garantendo un'importante fonte di sicurezza alimentare (Figura 5) e di reddito per la popolazione.
Durante questo periodo, si stima che ci fossero circa 20.000 venditori di pesce solo in Ciad. Molti politici progressisti africani concordano sul fatto che con l'emergere dell'era del neoliberismo, in cui le istituzioni finanziarie internazionali hanno spinto i governi ad abbandonare i servizi sociali, sono aumentate le migrazioni di massa (Figura 6) di persone e animali da un posto all'altro in cerca di acqua e pascoli più verdi.
Di conseguenza, i giovani disoccupati vagano o si sono spostati da questa regione, divenendo talvolta preda di estremisti che promettono loro una vita migliore ora e nell'aldilà.
I pastori nomadi e i giovani reclutati dai terroristi di Boko Haram sono due delle chiare conseguenze degli effetti della siccità e della disgregazione climatica nella regione del Lago Ciad.

Nel dibattito della conferenza di Abuja sono emerse tre linee principali: 1) Quella dei giovani, degli intellettuali e degli ingegneri dello Stato del Borno e della Nigeria nordorientale, che spingono per un’azione di salvataggio immediata, in grado di porre fine a incontri e parole, che inizi a trasferire acqua dal fiume Benue, in attesa di interventi più strutturati.
2) Quella dell’UNESCO, meno catastrofista, che prevede il lancio del progetto triennale BIOPALT - Man and the Biosphere Programme - (MAB) , finanziato dall' African Development Bank (AfDB) per un importo di US$ 6.456.000, che mira ad aumentare la conoscenza del Lago Ciad, al ripristino delle zone umide e dei corridoi di migrazione della fauna selvatica e alla promozione di attività sostenibili per generare reddito attraverso la promozione di un'economia verde e lo sviluppo delle risorse naturali del bacino, fino alla designazione del Lago Ciad patrimonio mondiale dell’umanità.
3) La terza posizione, infine, è quella della Lake Chad Basin Commission (LCBC),secondo cui ci deve essere un urgente trasferimento di acque da altri bacini, in particolare dal fiume Congo, per reintegrare il Lago Ciad. Questa opzione, denominato progetto Transaqua, ha già analizzato e scartato diverse possibilità più o meno irrealizzabili e privilegia il vecchio piano della compagnia italiana Bonifica SpA – un progetto visionario risalente addirittura al 1972 - che sfrutterebbe l'acqua proveniente dalle regioni più basse del fiume Congo, circa 100 milioni di metri cubi di acqua all'anno, trasferendola attraverso i laghi, i fiumi, e le zone umide dell'Africa orientale (Figura 7 e Figura 8).
Il governo italiano assegnerà 1,5 milioni di euro per finanziare lo studio di fattibilità e altrettanti saranno versati dalla multinazionale cinese PowerChina, in vista di una seconda fase di progettazione più dettagliata, che includerebbe anche un'area di scambio polifunzionale inter-africano (IPTA), attrezzata per il trasferimento di container da Mombasa in Kenya e da Lagos in Nigeria fino ai porti oceanici, oltre a un'autostrada da Mombasa a Lagos che farebbe parte della Nuova Via della Seta del piano One Belt One Road, che era stato delineato dal governo cinese, e a un piano per la navigabilità dei fiumi interessati.

Ma un ulteriore potenziale ostacolo al salvataggio del lago è l’attuale maggior interesse per il profitto privato a scapito dell'ambiente e dell'interesse pubblico: le multinazionali del settore come le francesi Suez-Ondeo, Vivendi-Veolia e Bouygues-SAUR sono in concorrenza con altre grandi compagnie idriche europee come RWE-Thames Water (Germania) e AWG- Anglian (Gran Bretagna) nel business dell'acqua.
I dibattiti sul futuro delle guerre per l'acqua partono tutti dall’assunto che questa sia ormai una merce scarsa, con milioni di persone che affrontano lo stress idrico in Africa (emblematica la crisi che ha colpito Città del Capo): l'idea che l'accesso all'acqua sia un diritto umano è diventato un concetto alieno.
I rappresentanti di Bonifica hanno chiesto inoltre la cooperazione tra l'Unione Africana, la Cina e l'Unione Europea e partner privati nel progetto Transaqua, che prenderebbe l’acqua dall'affluente destro del fiume Congo, trasportandola attraverso un canale di oltre 2.000 km fino al fiume Chari e quindi al lago.
Alla fine questa è stata ritenuta l’opzione preferibile ed è seguita la richiesta all'AfDB di istituire il Fondo del Lago Ciad di 50 miliardi di dollari per finanziare il programma di trasferimento idrico tra i bacini.
I vari studi condotti dimostrano infatti che non esiste una soluzione al restringimento del lago Ciad che non implichi la “ricarica” del lago con il trasferimento di acqua dall'esterno del bacino.
In passato, i dirigenti del bacino del Lago Ciad avevano trattato l'essicazione del lago come una questione regionale. Le proiezioni che entro il 2050 le temperature medie aumenteranno di circa 2 - 3 ° C, con conseguenze potenzialmente terribili per l'intero pianeta, hanno focalizzato l'attenzione sul fatto che le sfide legate all'essicazione del lago non erano solo una questione regionale o panafricana, ma un problema globale.

Le leadership dei paesi convolti non sono però finora state in grado di intraprendere azioni appropriate e tempestive né tanto meno di esprimere una politica comune, requisito fondamentale per il salvataggio del lago Ciad.
Sarà quindi necessario un massiccio movimento sociale progressista capace di creare le condizioni per un forte cambiamento al fine di realizzare i passi necessari per questo progetto, e questa soprattutto sarà una sfida fondamentale per il capitalismo in Africa.
Come ha detto il presidente della Nigeria nel suo intervento alla conferenza: "Il momento di agire è ora. Il momento di salvare la regione è ora. Il momento di mostrare la nostra umanità è ora. "