Ogni quindici giorni su nuovo Mondo Economico sarà aggiornata una tabella con i principali indicatori della situazione corrente dell’economia; la congiuntura. In un colpo d’occhio tutte le principali variabili reali e monetarie potranno essere passate in rassegna per prendere atto della condizione dell’economia e della sua tendenza. Di ogni grandezza, infatti, sarà pubblicata la variazione rispetto al mese precedente, assai significativa per le grandezze destagionalizzate (quasi tutte), nonché la variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che racchiude il giudizio se le cose si stanno mettendo meglio o peggio rispetto all’anno appena passato.

Il 2020 è stato l’anno del Covid, e questo ha posto il segno meno davanti a quasi tutte le variabili tendenziali (rispetto al 2019) della tabella.

Però, mentre scriviamo per il primo numero, qualche segno più ha iniziato ad apparire sulla colonna delle variazioni rispetto al mese o trimestre appena concluso, a dire che una ripresa, non ancora così vigorosa, è tuttavia già in corso.

L’economia reale manifatturiera è certamente scesa, ma la sua variazione tendenziale (-7,6%) è migliore di quella della produzione (valore aggiunto o Pil) dell’intera economia nazionale (-17,7% nel secondo trimestre). Si stanno riprendendo, mese su mese, le esportazioni (+17,6%), la fiducia delle imprese (+11,9%) e anche la fiducia dei consumatori (+2,4%), anche se quest’ultima a passo più lento. Nelle costruzioni c’è movimento, come testimoniano la produzione congiunturale (+3,5%), i prezzi degli immobili (+3,4% rispetto al 2019) e i tassi prevalenti sui mutui (1,3%, realmente un minimo storico). È presto per dire che l’economia sia lanciata in una ripresa a V, ossia immediata, ma le condizioni parrebbero esserci.

Qualche ombra resta. L’incertezza fa ancora la padrona, come è testimoniato dalla volatilità della Borsa americana (il Vix a 26,4, +10,4 rispetto al 2019) e dai prezzi dell’oro (+21% rispetto al 2019), ma l’eurozona per il momento ha buone ragioni di scambio (+6,3% il valore dell’euro rispetto al 2019) e le materie prime che compriamo sono a buon mercato, a partire dal petrolio (-32,8% rispetto al 2019). Tutto questo si riflette sull’Italia in riserve ufficiali maggiorate del 13,8% rispetto al 2019, mentre anche le condizioni finanziarie delle famiglie sono, post Covid, tutto sommato buone: +5%, ossia 1068 miliardi di euro i depositi delle famiglie. Il debito pubblico aumenta (+3,8%), ma costa poco (0,9% il rendimento dei Btp decennali). L’occupazione è sofferente infine (-3,6%), ma meno che in altri paesi e gli ammortizzatori sociali stanno funzionando per traghettarci fino alla fine dell’emergenza. Non è detto che, tra i molti scogli della Congiuntura, questa volta la fragile ma flessibile nave italiana ce la faccia a raggiungere un tasso di crescita sufficiente a ritornare ai livelli di reddito e occupazione pre-Covid in tempi accettabili, diciamo entro il 2022. Del resto, la variazione mensile dell’italian leading indicator calcolato dall’Ocse è positiva. Seguiremo insieme la rotta nelle prossime settimane.