Andrea Zanusso sindaco di San Giorgio e vicepresidente di Canavese 2030 parla per primo dopo l’introduzione di Marzia Vinciguerra al convegno organizzato nella storica Villa Malfatti e non nasconde un certo orgoglio per quel che sta nascendo: «Siamo un bel esempio di far territorio. Per valorizzarlo. Il singolo comune cede il passo. Quel che conta è il Canavese. Soprattutto, c’è una visione. In due anni abbiamo già sparso tante gocce. Ora serve concretezza per "mettere a terra" progetti. Lavorare insieme per il benessere delle comunità locali. Con un obiettivo: fare un salto di qualità ogni anno». Gli fa eco Pasquale Mazza delegato della Città metropolitana e sindaco Castellamonte: «Lavoriamo per la crescita del nostro territorio. Gli ingredienti ci sono tutti».

Fabrizio Ricca, assessore regionale allo sport manda un video per elogiare il Canavese che «ha saputo mettere da parte le battaglie di campanile per un progetto di territorio» e promette un ruolo di primo piano in un evento sportivo, ricordando che «questo genere di manifestazioni per un euro investito ne genera sette e mezzo di ritorno». L’altro assessore regionale, Andrea Tronzano, responsabile del Bilancio, identifica il Canavese come «Un’area ricca di proposte e attività che ha saputo guardare oltre».

Consigliati per te:

Il deus ex machina

Poi Fabrizio Gea, deux ex machina del progetto che punta a una smart land, presenta l’app sul Canavese (per ora scaricabile su Android, presto anche su Apple) e senza troppi giri di parole va al cuore dell’obiettivo:«Questo territorio deve diventare fruibile su un dito». Un clic ed ecco venti itinerari d’autore da percorrere in bicicletta firmati da Giovanni Ellena. Un altro clic ed ecco le 1300 associazioni che animano il territorio. E gli fanno del bene. La parola d’ordine è contaminazioni, addio compartimenti stagni. Non portano da nessuna parte. Poi tocca a Roberto Binaghi e Fabio Vaccarono, due top manager che, pur avendo a cuore il futuro del Canavese o, forse, proprio per questo, non si nascondono le insidie. Attacca Vaccarono, oggi ai vertici di Pegaso dopo un passato anche a Google Italia: «Comunicare è difficile anche se tutti si considerano strateghi di comunicazione.  Una sfida bella ma straordinariamente difficile. Serve essere rigorosi nel seguire le regole. Partiamo dalla conoscenza. Il Canavese ha un grado di notorietà basso. In altre parole, nessuno sa che cosa sia. Non ci sono stereotipi da rettificare ma una montagna da scalare. E risorse scarse da investire. Bisogna allora evitare il primo errore: voler raccontare tutto. Aggiungere e aggiungere, per non dimenticare nessuno. Sbagliato. Bisogna invece sfoltire. Less is more. E poi il dubbio. Come costruire il ricordo del Canavese?  Come riuscire a piantare uno o due bandierine nella testa del pubblico? Un solo concetto. Unica speranza di riuscirci. Coraggio e disciplina. Pensare con la testa del consumatore».

Il colle del Nivolet, nel cuore del parco del Gran Paradiso, una delle bellezze del Canavese

Il modello Trentino

Poi prende la parola Binaghi, ceo di Mindshare ed elogia il modo di comunicare di Trentino e Romagna. Due regioni da cui c’è da imparare. «Niente promozioni con intervallo. Un lancio e poi un vuoto. Loro tengono sempre l'acqua in temperatura». Spiega che i social hanno stravolto la comunicazione. E nessuno può pensare di governarla. La gente oggi va in vacanza in un posto per dirci che c’è stata. Siano i campi di grano di Pienza, nel Senese, diventati famosi grazie al "Gladiatore" o il lago di Braies, nel Sud Tirolo, che letteralmente spopola dopo la serie tv su Netflix. «Quali sono le nostre Pienze e i nostri Braies?» si domanda Biraghi. E cita il Gran Paradiso, il carnevale di Ivrea, i castelli di Masino e Agliè. Perché come Vaccarono è convinto che si debba innanzitutto selezionare. E dunque, magari, in un gioco inferno/paradiso la battaglia delle arance e i laghi del Nivolet. Con un invito: usare la spada, non il fioretto.

Lamberto Vallarino Gancia, presidente del teatro Stabile di Torino, si affida alla metafora calcistica:«Bisogna fare un gol. Ne basta uno, purché bello, per vincere la partita.  E bisogna fare network in una regione che ha già tante eccellenze; da Torino alle Langhe, al Monferrato» Massimiliano Petrecca, digital partner del progetto, svela l’App, fa vedere come funziona, la identifica come l’inizio del viaggio. In un Canavese da vivere, con tante cose, in parte sconosciute agli stessi abitanti. «Bisogna essere convinti delle ricchezze che abbiamo» chiosa.

Un video per raccontarsi

Ma Canavese 2030 – che punta innanzitutto a essere un motore di innovazione come rivela il bel video dedicato alle interconnessioni dell'area – guarda anche all’agricoltura. Con un contenuto di alta tecnologia. Messo a punto con la collaborazione dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova perché come dice il direttore Giorgio Metta anche l’agricoltura può diventare un «elemento di attrattività per il Canavese». Soprattutto se si può contare sull’esperienza e l’aiuto di un superconsulente come Elio Catania, presidente di Innovatec ed ex consigliere di vari governi sulla trasformazione delle imprese attraverso il digitale. Quasi una rivoluzione in campo agricolo se si tiene conto che solo il 6 per cento delle aziende si affida a una tecnologia di questo tipo. E poi c’è il capitolo risorse. Ilaria Rudisi, la signora dei bandi, è pronta ad aiutare il Canavese a sfruttare questo strumento complesso - che ha nella Ue la prima fonte di finanziamento - attraverso una strategia in pillole. «Un’opportunità da maneggiare con cura» avverte.

Il nodo in fondo al filo come sottolinea Francesco Antonioli, direttore di Mondo Economico,  è affidato a due economisti. Giampaolo Vitali individua come parola chiave fare rete.«È decisivo per economie di scala. Ma non è facile. Possono nascere problemi nel nome dell'orgoglio di comunità. Ma si possono superare con una semplice constatazione: è tutto casa nostra».

 

Gli economisti Giuseppe Russo e Giampaolo Vitali dialogano con Francesco Antonioli

E un invito: sfruttare la carta dello smart working per attrarre nuovi residenti. Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, sottolinea il lavoro corale che c’è dietro Canavese 2030. Frutto di partecipazione. E dunque destinato ad avere buone chance di successo. A patto di avere una visione lunga, che vada oltre i dieci anni. E che metta tra gli obiettivi scuole di altissima qualità – se davvero si vogliono attrarre manager e dirigenti da altre parti d’Italia e del mondo – e servizi – a cominciare dalla sanità – di altrettanto alto livello. Con un avviso ai naviganti: non dimenticate che i fondi pubblici tra cinque anni finiranno. «Usateli per lanciare progetti che aiutino il Canavese a recuperare un certo gap. Le qualità ci sono ma serve uno sforzo addizionale». Vitali, invece, si rifà alle oltre mille associazioni coinvolte nel progetto smart land: «E’ il vostro vero capitale sociale, puntate su questo».