Tra i vari risultati ottenuti con l’introduzione del Reddito di cittadinanza nel nostro Paese c’è sicuramente quello di aver portato alla luce ed evidenziato la grave inadeguatezza di politiche attive davvero capaci di  accompagnare le persone disoccupate verso un nuovo impiego. In un recente contributo, la professoressa Chiara Saraceno, a capo del Comitato scientifico per la riforma del Reddito di cittadinanza durante il governo Draghi, ha riportato come occorrano in media circa 4 mesi di tempo per la presa in carico da parte dei Centri per l’impiego dei beneficiari del Reddito di cittadinanza. Solo la metà dei Centri risulta in grado di convocare i beneficiari entro i 30 giorni prescritti dalla norma.

Il rafforzamento delle politiche attive – formazione e incontro di domanda e offerta di lavoro – dovrebbe quindi essere al centro dell’azione del nuovo Governo, in questi giorni impegnato a disegnare una nuova misura di assistenza sociale, che a partire dal gennaio 2024 andrà a sostituire l’attuale Reddito di cittadinanza.

In attesa delle bozze ufficiali della nuova misura, risulta interessante capire quali strumenti utilizzano gli Italiani per cercare una nuova occupazione, e in particolare quanto sia frequente il ricorso ai Centri per l’impiego pubblici, nodo cruciale per l’implementazione delle politiche attive del lavoro. Ci focalizziamo in particolare su tutti i disoccupati, non solo su coloro che ricevono il Reddito di cittadinanza.

La Figura 1 mostra la percentuale di disoccupati che utilizza una delle cinque possibili azioni qui proposte per cercare un nuovo lavoro: fare ricorso ad uffici di collocamento privati, affidarsi ai Centri pubblici per l’impiego, pubblicare o consultare autonomamente annunci di lavoro, contattare direttamente i datori di lavoro o fare infine ricorso ad amici, parenti o ad organizzazioni sindacali. Ogni disoccupato può ovviamente indicare di utilizzare più strumenti contemporaneamente. I dati mostrano come solo un disoccupato su quattro nel nostro Paese decide in media di contattare un Centro pubblico per l’impiego per trovare un nuovo lavoro. La stessa percentuale sale invece al 44 percento – quasi un disoccupato su due – nei paesi dell’area Euro. I disoccupati italiani preferiscono contattare direttamente le imprese o in generale i datori di lavoro – 66 percento contro una media nell’area Euro del 59 percento – o affidarsi invece ad amici o parenti – 83 percento contro una media nell’area Euro del 70 percento.

I dati sull’utilizzo dei Centri pubblici  per l’impiego mostrano come l’Italia non sia carente solo rispetto alla media dei paesi dell’area Euro, ma pongono il nostro Paese al fondo della classifica di tutti i paesi considerati da Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea. La Figura 2 mostra infatti come l’Italia sia l’ultimo, tra i molti paesi considerati, per percentuale di disoccupati che decide di affidarsi ad un Centro pubblico per l’impiego, per trovare una nuova occupazione.

 

Il posizionamento in classifica migliora invece se consideriamo la percentuale di disoccupati che si affida ad amici o parenti (o ad organizzazioni sindacali) per la ricerca di lavoro (Figura 3). Per una lettura appropriata di questi dati è utile proporre due considerazioni. La prima riguarda il fatto che questi numeri non misurano direttamente l’efficienza dei Centri per l’impiego, ma solo quante persone decidono in media di contattarli. Tali percentuali sono quindi da interpretare come una misura indiretta della capacità del settore pubblico di fornire assistenza a persone disoccupate. In altre parole, nei paesi dove funzionano in maniera efficiente molte più persone decidono, di conseguenza, di utilizzare questi strumenti.

La seconda considerazione è invece per sottolineare come il trovare una nuova occupazione non dovrebbe essere l’unico obiettivo delle persone disoccupate – in questo, amici e parenti possono in effetti sicuramente risultare uno strumento efficace. La ricerca di lavoro dovrebbe infatti essere svolta con l’obiettivo di trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze, al fine di evitare fenomeni di mismatch dove i lavoratori risultino sotto o sovra-qualificati per il tipo di mansione che svolgono. Entrambi questi disallineamenti possono avere ripercussioni negative sulla produttività. In questo contesto, il compito dei Centri per l’impiego dovrebbe proprio essere quello di favorire un incontro efficiente di domanda e offerta di lavoro, ed è per questo che il ruolo così marginale che al momento ricoprono nel nostro Paese è particolarmente problematico.