E risorto il timore che una crisi politica in Libia - che si trasmette agli altri paesi petroliferi - possa spingere al rialzo il prezzo del petrolio. Lo scorso anno – ai tempi della “primavera araba” - avevamo analizzato il legame fra crisi politica e prezzo del petrolio. La riproponiamo. Abbiamo una risorsa che alla fine si esaurisce, controllata dai governi, con la spesa pubblica che si finanzia con i proventi petroliferi. In campo enegetico non è necessario controllare le fonti, perchè l'interesse reciproco funziona. In ogni modo, l'impatto della crescita del prezzo del petrolio si fa sentire nell'economia reale, come mostra l'analisi del secondo dopoguerra. Come che sia l'analisi del prezzo del petrolio nei suoi termini generali, l'impatto di una crisi politica in Libia sul prezzo del petrolio è limitato, fintanto che l'Arabia Saudita resta fuori dalle turbolenze.

La ragione?

Si abbiano due paesi, uno con una produzione e delle riserve di petrolio modeste (la Libia), l’altro con una produzione e delle riserve di petrolio cospicue (l’Arabia Saudita). Si abbia anche, nei paesi compratori, una domanda di petrolio rigida. Essa può diventare elastica, ma dopo qualche tempo. Si abbia infine, sempre nei paesi che comprano il petrolio, un magazzino dove è stipato il petrolio estratto.

Si abbia ora uno shock politico in Libia. Il quale shock ne riduce la produzione di petrolio. Come reagirà il prezzo del petrolio? Se la domanda è rigida, si ha un balzo del prezzo, attenuato dal petrolio che esce dai magazzini (quali sono anche le riserve strategiche) dei paesi consumatori. Se la produzione libica resta – sempre per effetto dello shock politico – ridotta per un tempo prolungato, allora il prezzo del petrolio torna a salire, man mano che ci si avvicina all’esaurimento del magazzino.

Potremo assumere che l’Arabia Saudita entri in azione prima che i magazzini siano esauriti e prima che cambi la curva di domanda dei paesi produttori. L’Arabia Saudita offre una quantità di petrolio pari alla minore quantità offerta dalla Libia. In questo caso, l’offerta è identica a quella iniziale e il prezzo torna dov’era. Per tornare dov’era si deve supporre che il petrolio saudita e quello libico siano fungibili, ossia della stessa qualità, oppure che gli impianti di raffinazione siano in grado di lavorarli entrambi fin da subito.


Il ragionamento – se corretto – non mostra ancora un vero pericolo. A meno che la capacità produttiva inutilizzata dell’Arabia non sia inferiore a quella stimata, oppure a meno che una quota crescente della produzione saudita non sia assorbita dai consumi interni.