Il commento settimanale è sul presidente della banca centrale statunitense Ben Bernanke. Sono allegati molti grafici pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale che spiegano la crisi in corso.


Ben Bernanke, il quieto professore d’economia che avrebbe dovuto traghettare senza troppi scossoni la Federal Reserve fuori dall’era Greenspan, è un rivoluzionario. Ha fatto una scommessa, e se la vincerà, se riuscirà a far ripartire la crescita degli Stati Uniti (e del mondo) evitando un picco inflattivo, diventerà l’economista più riverito della storia moderna. Ma il rischio è alto, anche perché con la giustificazione delle «circostanze d’emergenza» Bernanke ha messo mano alla struttura della Fed e l’ha modificata in modo definitivo: come dicono i suoi detrattori, ha messo in pericolo l’indipendenza stessa della banca centrale più rilevante e influente del mondo.

 

Arrivato nel board della Fed nel 2002, Bernanke non aveva certo l’aria del rivoluzionario e anzi, quando poi fu nominato, nel 2006 presidente, molti s’interrogarono sulla capacità di un uomo così schivo e ombroso di sostenere un’eredità come quella lasciata da Alan Greenspan «il trionfatore», governatore per un ventennio di crescita e d’inflazione bassa. La sorpresa a oggi è grande. Bernanke si è rivelato un comunicatore ben più abile e diretto dei suoi predecessori. Ha rilasciato un’intervista televisiva a «60 minutes» della Cbs, a febbraio, il che è già un’eccezione, è andato al club della stampa di Washington e si è fatto interrogare dai giornalisti, e anche nell’ultimo discorso – il 101° sulla crisi, come ha ricordato il «Wall Street Journal» – al Morehouse College di Atlanta si è seduto a un tavolo con gli studenti e ha risposto alle loro domande, con le televisioni che lo riprendevano.

 

La crisi va spiegata – dice Bernanke – perché soltanto così la gente può sapere che cosa stiamo realmente facendo per superarla. Chiarezza e rapidità sono le parole magiche. Decisioni che soltanto una decina di anni fa si sarebbero prese in settimane, con paper relativi di centinaia di pagine, ora sono prese nel giro di un weekend. Del resto, la grande lezione che il governatore centrale ha tratto dai suoi studi sulla Grande Depressione è questa: agire subito e in modo aggressivo. La strategia era stata anticipata in un discorso del 2002, allora materia per addetti ai lavori e ora testo imprescindibile per capire la Fed di oggi, in cui Bernanke aveva spiegato come la banca centrale potesse evitare la deflazione: di fatto stampando moneta, per esempio comprando titoli del Tesoro a lungo termine sul mercato, il che riduce il valore dei dollari in circolazione e perciò alza il prezzo di beni e servizi. Negli ultimi due mesi, Bernanke ha reso la Fed un player nel settore bancario: la Fed infatti non sta soltanto allocando ingenti fondi per stimolare il credito, sta anche decidendo dove e come allocare questo credito. A marzo, la Fed ha annunciato che avrebbe cominciato a comprare buoni del Tesoro a lungo termine sul mercato, con l’obiettivo di spingere verso il basso i tassi di interesse a lungo termine e quindi stimolando i prestiti. Ciò significa che la Fed finanzierà questi acquisti creando nuova moneta, ma – e qui sta la scommessa di Bernanke – senza generare alti livelli di inflazione (1). I bilanci della Fed, che prima della crisi avevano titoli di stato, sono stati rivoluzionati, ora hanno molte attività finanziarie (2), così come sono stati rivoluzionati i rapporti con la politica.

 

Le audizioni al Congresso e i meeting con il team economico di Obama sono ormai diventati consueti. La politica non si muove senza la Fed, e alcuni temono che possa succedere anche il contrario, il che minerebbe per sempre l’autonomia della banca centrale. I maligni sostengono che finger in the dike – come è soprannominato Bernanke per la sua capacità di tenere a bada anche le situazioni più difficili – corteggi la politica non perché ne sia influenzato: tanto quieto quanto determinato, chi ha lavorato con lui sostiene che sia impossibile fargli cambiare idea. Tuttavia entro l’anno Obama deve decidere se confermare Bernanke alla guida della Fed per un altro lustro: voci sempre più insistenti affermano che Lawrence Summers sia già a buon punto nel convincere Obama che come capo della Fed lui, Summers, sarebbe perfetto (3).


  

(1) http://www.centroeinaudi.it/ricerche/l’-inflazione-nei-paesi-sofisticati.html

 

(2) http://www.centroeinaudi.it/commenti/fotografia-del-salvataggio-delle-banche.html

 

(3) http://blogs.reuters.com/felix-salmon/2009/04/15/should-bernanke-be-explaining-us-policy/



I GRAFICI DEL FONDO MONETARIO

La caduta della produzione (–40%) e dei prezzi (–30%) negli Stati Uniti, negli anni Trenta, fu devastante:

 
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Gli indicatori finanziari: le obbligazioni private sono state più reattive oggi rispetto ad allora; il credito oggi si è espanso di più e poi ha avuto un andamento simile a quello degli anni Trenta; le banche prestano poco proprio come allora; la borsa è caduta in maniera non dissimile.


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Gli ultimi grafici mostrano come nel secondo dopoguerra le crisi che non hanno avuto origine nel mondo della finanza siano state molto meno pesanti di quelle che hanno avuto origine, come quella in corso, nel mondo della finanza.

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