Il Giappone è uno dei paesi (sviluppati) messi peggio. Si prenda l’andamento della produzione industriale.
La caduta è stata violenta, ed è partita nell’autunno dello scorso anno( vedi grafico 1). Si arguisce che la caduta della produzione industriale dipende dalle minori esportazioni. La bilancia commerciale è, infatti, andata in pareggio, mentre la bilancia dei pagamenti correnti è rimasta attiva, grazie all’enorme credito del Giappone con il resto del mondo, che torna sotto forma di cedole e dividendi (vedi grafico 2). I due grafici sono di Alpha Sources.

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Perché una crisi industriale per il Giappone è più grave che da altre parti? La quota sul reddito nazionale del consumo delle famiglie è relativamente ridotta, in numeri tondi intorno al 50%, contro un 70% degli Stati Uniti. La capacità produttiva giapponese eccede la domanda interna e può venire assorbita solo dall’estero. Il Giappone, di conseguenza, cresce se la domanda mondiale di beni di consumo e, soprattutto, di beni capitali è in ascesa. Così non è da qualche tempo e la produzione industriale giapponese (come peraltro quella coreana e taiwanese, che hanno una struttura economica simile a quella nipponica) crolla. Il termine “crolla” non è esagerato, come mostra il primo grafico. Uno potrebbe anche pensare che la caduta della domanda estera possa essere compensata dalla maggior domanda pubblica. Ma il Giappone ha un deficit pubblico enorme da anni, per dire un numero, esso è il doppio di quello italiano.
 
Quel che sta succedendo oggi negli Stati Uniti accade in Giappone da almeno quindici anni. I giapponesi hanno espanso da tempo la spesa pubblica, proprio come sta cercando di fare Obama. Si veda il grafico 3. Gli ultimi grafici sono di Nomura Research. Quest’espansione del bilancio pubblico ha impedito che il Giappone finisse in recessione negli anni novanta, quando era sommerso dai cattivi crediti del sistema bancario. Il grafico 4 mostra come il Giappone sia riuscito a crescere nonostante l’enorme caduta dei valori immobiliari. La spesa pubblica in deficit non ha però rilanciato in maniera definitiva il Giappone. Non si vede perché dovrebbe riuscirci oggi. Insomma, il Giappone si avvita e le soluzioni non si trovano. La politica monetaria ha uno spazio di manovra molto ridotto, quella fiscale pure. L’estero non compra e l’interno non consuma e nemmeno investe. Per le ragioni esposte in questo Commento a caldo (*), lo yen si è rafforzato molto, rendendo ancora più difficile la gestione delle cose. La conclusione è che la borsa di Tokyo non ha motori per salire in maniera stabile.

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