I mercati finanziari comprendono diverse classi di attività. Quella dominante è rappresentata dalle valute, US$ 67 trilioni. Seguono le azioni, US$ 61 trilioni, le obbligazioni governative, US$ 44 trilioni, e le opzioni, US$ 36 trilioni. In coda ci sono le obbligazioni societarie, US$ 12 trilioni, e le materie prime, US$ 5 trilioni.

Il mercato delle opzioni vive principalmente di obbligazioni (US$ 24 trilioni) oltre che di azioni (circa US$ 6 trilioni) e di valute (altri US$ 5 trilioni). Il restante è dedicato alle materie prime. Si deduce che riattribuendo il mercato delle opzioni alle classi sottostanti si può affermare che i mercati finanziari sono rappresentati per circa un terzo ciascuno da valute, obbligazioni (governative e societarie) e azioni. Escludendo le valute, in quanto già in buona parte ricomprese e distribuite tra azioni e obbligazioni, arriviamo alla conclusione che oggi le obbligazioni rappresentano il 55% dei mercati contro il 45% delle azioni.

La situazione è abbastanza nuova ed è evidentemente il risultato della significativa crescita dei debiti pubblici, giapponesi ed americani in testa, che ha permesso al mondo obbligazionario di scalzare per dimensione il mondo azionario. Questo processo parte da molto lontano ma si è velocizzato dopo lo scoppio della bolla internet all’inizio del millennio e successivamente all’emergere della crisi a partire dal 2007. Può essere interessante vedere come si sono mosse le quattro tradizionali classi finanziarie (azioni, valute, materie prime e obbligazioni) nel lungo periodo 1972-2012.

Le azioni sono cresciute del 300% tra il ’72 e il ’00 per poi attraversare due fasi di forte caduta (bolla internet e crisi bancaria) e trovarsi oggi agli stessi livelli di inizio millennio. Le valute prese nel loro insieme hanno una performance nulla in quanto le variazioni positive di una valuta vengono annullate dalle stesse variazioni negative di un'altra. Le materie prime sono state particolarmente brillanti durante l’intero arco temporale ma sono anche la classe più “ballerina” con escursioni difficilmente controllabili e tipiche di attività finanziarie meno liquide rispetto ad altre.

Il percorso delle obbligazioni è stato inarrestabile ed ha surclassato ogni altra categoria di almeno dieci volte.

Un portafoglio costruito nel 1972 con pesi uguali nelle quatto classi tradizionali si sarebbe moltiplicato per sei nell’arco dei quarant’anni, prevalentemente per la stratosferica performance delle obbligazioni. Le considerazioni odierne sugli equilibri prospettici dei mercati finanziari si devono confrontare con la nuova struttura che questi hanno assunto.

 

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