I primi tre giorni della «stagione degli utili» negli Stati Uniti (1) non mostrano novità apprezzabili. Rispetto alle previsioni di partenza, gli utili sono leggermente peggiorati.


Il calcolo è fatto in questo modo. Si prende la stima di partenza, la variazione attesa dagli analisti del primo trimestre 2009 sul primo trimestre 2008. La si cambia con gli utili che sono man mano resi noti. La stima nel corso del tempo diventa allora quella che include i nuovi numeri disponibili, quando le imprese li hanno comunicati, e quelli vecchi, quando le imprese non hanno comunicato nulla. La previsione di partenza era di un –36,6%. Ora siamo a –37,8%.
 
Passiamo dai numeri aggregati a quelli delle grandi imprese. Goldman Sachs ha comunicato numeri notevolmente migliori delle previsioni. I «grandi» numeri emergono dagli investimenti fatti con i propri denari e non con le attività tradizionali di una banca d’affari: dunque potrebbe trattarsi solo di risultati straordinari legati a investimenti ben riusciti. Intel, che è il cuore del settore informatico, ha comunicato numeri migliori delle previsioni, in parte legati alle minori imposte del periodo. Rileva che non abbia fornito indicazioni sul secondo trimestre del 2009, un chiaro segno che è difficile prevedere l’andamento delle cose.
 
Siamo in una situazione «sospesa», i numeri sono circa quelli previsti, ma in leggerissima flessione. Un’altra prova del mercato «sospeso» è questa. Il mercato azionario è salito moltissimo dal minimo di marzo. Molti hanno fatto notare che l’ascesa dell’ultimo mese non è stata accompagnata dai volumi, ossia che non vi è ancora stata la combinazione che dà il via alla ripresa sistematica dei corsi azionari: gli «impauriti» che vendono moltissimo e le «mani forti» che comprano moltissimo. Abbiamo avuto, invece, grandi volumi concentrati su pochi titoli. L’amministratore delegato del maggior mercato azionario statunitense, il New York Stock Exchange, in un’intervista al «Financial Times» ha sottolineato questi aspetti. Il rally di marzo, nelle sue parole, è un rally da «trader», non da «investitore istituzionale».
 
Vedremo le prossime tre settimane. I risultati delle imprese statunitensi si concentrano, infatti, in questo breve periodo. I risultati delle imprese europee dovrebbero essere simili a quelli d’oltreoceano, quindi un –30%. Storicamente, gli utili europei hanno (circa) le stesse escursioni di quelli statunitensi, ma si conoscono in ritardo. È quindi sufficiente seguire il mercato statunitense.


(1) http://www.centroeinaudi.it/notizie/la-«stagione-degli-utili».html