Fonti: New York Times, Yale University

Alle domande: questa crisi è peggiore delle altre? Le altre volte che cosa è successo? Trovate risposta in questo magnifico multi grafico del New York Times. Si punta sulla crisi che si desidera conoscere, ed ecco il grafico sulla schermata maggiore. A sinistra in piccolo la crisi che si vuol conoscere è messa in rapporto al suo seguito, il grafico continua nel tempo.


La cadute dei prezzi di quest’anno è maggiore di quella del 2002 ed è avvenuta più in fretta. Le crisi che assomigliano di più a quella in corso sono quelle del 1932 e del 1942. Quella del 1932 in una prima fase terminò circa ai livelli di quella in corso, poi in mercati rimbalzarono per qualche mese, per cadere in seguito rovinosamente. Quella del 1942 in una prima fase terminò circa ai livelli in corso, poi i mercati rimbalzarono per un paio di anni, per finire in seguito sotto il livello della prima caduta.

http://www.nytimes.com/interactive/2008/10/11/business/20081011_BEAR_MARKETS.html


Ergo, la borsa di oggi, non l’economia reale, ha proprio un aspetto da anni trenta. Più precisamente, sono i prezzi ad avere un sapore da anni trenta. Ma i prezzi in rapporto agli utili ed i rendimenti delle obbligazioni come sono messi oggi rispetto ad allora? Il rapporto prezzo utili è maggiore ed anche i rendimenti. Insomma la borsa come pura dinamica dei prezzi assomiglia a quella di allora, con le azioni che sono più care ed i rendimenti che sono maggiori.
 


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La discussione se “è meglio”, se è “peggio” è lunga e molto tecnica.
 
In breve, possiamo dire che è peggio sotto il profilo del rapporto del prezzo con gli utili, ossia la borsa è più cara, ed è meglio sotto il profilo dei rendimenti, che, essendo più alti, dovrebbero risalire con minor vigore.

La politica economica è molto meglio. Bernanke insegnava la crisi degli anni trenta all’università. Resta aperta una questione. Le operazioni di salvataggio in corso, che impegnano una montagna di obbligazioni emesse dai Tesori, prima poi dovranno produrre qualche cosa, se qualcosa di buono tutto bene, se qualcosa di cattivo, ossia se il settore finanziario non si riprende, tutto male.
 
In quest’ultimo caso quale è la “exit strategy”?