Da alcuni anni è in corso la tendenza all’armonizzazione degli standard per il reporting finanziario. L’accresciuta mobilità dei capitali ha generato l’esigenza di disporre di criteri per la redazione dei bilanci omogenei, che permettano agli analisti di comparare le performance di società di diverse nazioni e di individuare le migliori opportunità di investimento.


La diffusione su scala globale degli International Financial Reporting Standards (IFRS) rappresenta, forse, il segnale più significativo di questa tendenza. Gli IFRS hanno ottenuto, nel 2000, il riconoscimento di standard ufficiale per le quotazioni cross border dall’International Organization of Securities Commissions (IOSCO); successivamente, nel 2005, sono diventati obbligatori nell’Unione Europea per quanto riguarda la redazione dei bilanci consolidati delle società quotate. A oggi più di 100 paesi a livello mondiale permettono od obbligano le proprie aziende a redarre i bilanci seguendo gli IFRS. Infine, sono stati portati avanti, negli scorsi anni, progetti congiunti da parte del FASB e dello IASB per avvicinare gli IFRS e gli US Gaap, ed è stata delineata una road map per consentire, nel 2011, l’adozione degli IFRS anche da parte delle aziende statunitensi.

La road map non è stata considerata vincolante dalla nuova chairman della SEC,  Mary Schapiro, ma rimane l’intenzione di valutare la possibilità di un passaggio agli IFRS per le aziende statunitensi nel prossimo futuro. L’obiettivo finale dell’armonizzazione degli standard contabili è quello di migliorare l’efficienza dei mercati finanziari, diminuendo il costo del capitale e aumentando le possibilità di accesso al credito da parte delle imprese.

Gli IFRS sono, inoltre, principi orientati alla tutela degli azionisti (e quindi forniscono indicazioni circa l’effettivo valore degli asset, il cosiddetto true and fair value, e delle performance delle società), differentemente da molti principi contabili locali, orientati al principio della prudenza, del costo storico e finalizzati a tutelare i creditori. Un migliore reporting finanziario contribuisce all’efficienza dei mercati attraverso due canali: riducendo il fenomeno dell’earnings management e aumentando la earnings predictability.

Per earning management si intende l’incentivo, da parte del management, ad evitare gli effetti negativi di comunicare al mercato una perdita, utilizzando i gradi di libertà offerti dagli standard contabili e la possibile discrezionalità nella determinazione degli accantonamenti per trasformare lievi perdite in risultati positivi. Alcuni studi evidenziano che la distribuzione degli utili è altamente irregolare attorno allo zero: un numero eccezionalmente alto di società dichiara leggeri profitti positivi mentre le società che riportano profitti negativi sono una proporzione molto bassa rispetto al totale. L’introduzione di standard “investor oriented” quali gli IFRS, che richiedono un elevato numero di disclosure e permettono un minore numero di opzioni contabili rispetto a molti principi contabili locali, avrebbero dovuto ridurre i fenomeni di earnings management. Tuttavia, le prime evidenze disponibili nella letteratura economica, evidenziano come le imprese non mantengano, mediamente, comportamenti più virtuosi dopo il passaggio agli IFRS.

Per earnings predictability intendiamo la capacità, da parte degli analisti finanziari, di prevedere con precisione profitti e cash flow delle aziende per gli anni futuri. Anche in questo caso, i minori gradi di libertà e il maggior numero di disclosure previste dagli IFRS avrebbero dovuto migliorare la capacità di previsione degli analisti. Inoltre, avendo un comune set di standard contabili, si sarebbero dovuti eliminare gli errori dovuti a una cattiva comprensione dei bilanci di aziende straniere. I dati a disposizione (gli IFRS sono diventati obbligatori nell’U.E. solo dal 2005) non permettono ancora di trarre conclusioni definitive, anche perché nei primi anni di applicazione gli analisti potrebbero non essere ancora sufficientemente confidenti con i nuovi standard. Nonostante ciò, anche in questo caso, come per gli earnings management, le prime evidenze disponibili non sembrano indicare un miglioramento significativo in seguito all’adozione dei nuovi standard.
 
Perché, quindi, a fronte questa rivoluzione che ha investito il reporting finanziario negli ultimi anni, i risultati si sono dimostrati, tutto sommato, modesti? I motivi sono almeno due. Li citiamo brevemente perché potrebbe essere utile averli a mente per interpretare meglio le informazioni contenute nei bilanci delle aziende.
 
In primo luogo, il passaggio ad un unico set di standard contabili di elevata qualità e internazionalmente riconosciuti ha probabilmente migliorato la qualità media dei dati finanziari a disposizione, ma l’abbandono dei principi contabili locali ha determinato la perdita di informazioni rilevanti all’interno del contesto nazionale in cui l’azienda opera. Uno studio del 2001 evidenziava come i sistemi contabili europei fossero, prima dell’introduzione degli IFRS, caratterizzati da un elevato grado di divergenza.  Eliminare queste divergenze ha permesso una maggiore comparabilità dei dati ma ha eliminato importanti informazioni specifiche dei diversi contesti locali.
 
In secondo luogo, lo standard contabile adottato è solo uno dei molteplici fattori che influenzano la qualità delle informazioni contenute nel reporting finanziario. I sistemi di incentivi che il management segue, la struttura finanziaria dell’impresa, il sistema legale di riferimento (code law, common law) sono determinanti altrettanto importanti. La letteratura economica evidenzia come i dati di financial reporting siano di qualità mediamente più elevata (e mediamente più “utili” per gli analisti) nei paesi in cui la struttura finanziaria è caratterizzata da un più elevato rapporto equity/indebitamento e nei paesi di common law.

La capacità di fare previsioni corrette sui profitti futuri è maggiore, inoltre, quando l’enforcement dei principi contabili e la compliance ai requisiti in termini di disclosure richieste sono maggiori. Le imprese quotate su più mercati borsistici tendono, infine, ad adottare politiche contabili più rigorose, in quando aumenta il numero di analisti che ne controllano l’operato.  Per interpretare i dati del reporting finanziario è perciò necessario considerare sia gli standard adottati sia il contesto economico in cui un’impresa opera. La scelta dell’U.E. di adottare uno standard comune ha aumentato la comparabilità tra le informazioni finanziarie provenienti dai diversi paesi membri, ma differenze sostanziali, dovute a peculiarità di ciascun paese, persistono. È importante tenerne conto nell’analizzare le performance di società che operano a livello internazionale, nell’effettuare comparazioni tra diversi paesi e, infine, nel prendere le decisioni su dove allocare i propri investimenti.
 


Legenda e fonti:

Il termine IFRS si riferirà, nell’articolo, anche agli International Accounting Standards (IAS) emessi prima del 2001.

Il Regolamento U.E. No.1606/2002 sull’introduzione degli IFRS, ha lasciato agli Stati Membri la possibilità di scegliere se permettere /obbligare o meno ad utilizzare gli standard internazionali per la redazione dei bilanci individuali delle società quotate e per la redazione dei bilanci consolidati/individuali delle non quotate.

Financial Accounting Standard Board, è lo standard setter di riferimento per i principi contabili americani, gli U.S. Gaap.

International Accounting Standard Board, è lo standard setter di riferimento per gli IFRS.

Jeanjean, T. e Stolowy, H. (2008). Do accounting standards matter? An exploratory analysis of earnings management before and after IFRS adoption. Journal of Accounting Public Policy, 27:480–494; van Tendeloo, B. e Vanstraelen, A. (2005).

Earnings management under German GAAP versus IFRS. European Accounting Review, 14(1):155–180.

Ding, Y., Hope, O.-K., Jeanjean, T., and Stolowy, H. (2007). Differences between domestic accounting standards and IAS: Measurement, determinants and implications. Journal of Accounting and Public Policy, 26:1–38.

In un lavoro collegato (Ding, Y., Jeanjean, T., and Stolowy, H., 2005. Why do national Gaap differ from IAS? The role of culture. The International Journal of Accounting; 40:325–350) gli autori si soffermano sul ruolo della cultura nella determinazione dei principi contabili. Torneremo in futuro su questo tema, rilevante anche per l’interpretazione dei dati finanziari.