Si ha un gran malessere: “temo per i miei figli”, eccetera sono delle affermazioni ormai molto diffuse. Il disagio si manifesta come timore verso il futuro, ma anche come confronto con il passato. Si ha evidenza statistica che sia così. Il confronto con il passato – certo non con la precisione delle statistiche descrittive - è nella memoria di tutti. Si vedano questi numeri (1).

La generazione che è vissuta meglio – come variazione annua reale del PIL pro capite che consente il calcolo degli anni necessari per avere il reddito raddoppiato – è quella che ha vissuto nel periodo 1948-1973. In tredici anni si aveva il reddito raddoppiato. La generazione successiva – quella che ha vissuto il periodo 1973-1992 – poteva raddoppiare il reddito in ventotto anni. La generazione ancora successiva – quella che ha vissuto il periodo 1992-2002 – poteva raddoppiare il reddito in quarantacinque anni. Con i tassi di crescita annua del reddito pro capite reale – un numero leggermente negativo – del periodo dal 2002 al 2012 ci vogliono 146 anni per dimezzare il reddito pro capite reale.

Insomma, il disagio è giustificato. Una volta si pensava che fosse possibile vivere molto meglio in pochi anni - tredici, poi si è pensato che si potesse vivere meglio in un numero di anni accettabile – ventotto, poi ancora meno – quarantacinque. Ora, mantenendo lo stesso tasso di crescita degli ultimi dieci anni – ossia proiettando l'invarianza della leggera de-crescita, si ha un dimezzamento del reddito in un secolo e mezzo.

 

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Che si abbia in mente un periodo eccezionale – i figli che vivevano meglio dei genitori che vivevano meglio dei nonni - è pienamente giustificato. Si prende la crescita degli ultimi secoli. Dal 1300 al 1900 il reddito pro capite reale è rimasto invariato. Poi cresce dal 1900 al 1950. Dal 1950 in poi, il reddito pro capite esplode. Si moltiplica ben dieci volte rispetto a quello che si è avuto dal 1300 al 1900. Ossia, dal tempo dei nostri nonni o bisnonni, che assumiamo esser nati a cavallo del 1900, il reddito si è moltiplicato dieci volte.

 

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Negli altri Paesi con economia sviluppata è andata allo stesso modo. L'Italia è cresciuta meno durante l'epoca liberale, è cresciuta come gli altri durante l'epoca fascista, è cresciuta molto di più nell'epoca democristiana, e meno da qualche tempo.

 

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La crescita italiana - come noto - si differenzia molto per area. Il Centro ha mantenuto una posizione intermedia, il Meridione non si è mai ripreso, il Nord Est è cresciuto molto e poi ha arrestato la propria crescita. Il Nord Ovest non è più l'area più ricca.

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(1) ftp://www.ceistorvergata.it/repec/rpaper/RP293.pdf