Intanto che osserviamo i primi effetti del piano di salvataggio del sistema finanziario, non possiamo dimenticare che gli Stati Uniti hanno una bilancia dei pagamenti correnti in disavanzo, ossia che “importano” flussi finanziari per bilanciare il loro deficit. Questi flussi arrivano quasi tutti dai paesi emergenti industriali e petroliferi.


I flussi finanziari, non arrivano dal settore privato dei paesi emergenti, bensì dal loro settore pubblico, dalle banche centrali e dagli organismi che esse controllano. Fin qui la cosa è risaputa.



Meno noto è un altro aspetto del complesso mondo dei flussi finanziari in entrata ed in uscita. Il settore privato estero ha smesso di comprare le obbligazioni emesse dai soggetti privati negli Stati Uniti, come mostra questo grafico di B. Setser del “Council on Foreign Relations”.
 


 

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Gli acquisti da parte del settore estero si concentrano ormai sui titoli di stato. Un fatto grave, perché segnala la mancanza di fiducia nei confronti degli strumenti del debito privato (le obbligazioni) degli Stati Uniti. Questo comportamento mostra che si pensa che lo stato è in grado di pagare il debito, a differenza dei privati. Non molto tempo fa alcuni sostenevano che il deficit statunitense non rilevava perché il resto del mondo lo avrebbe finanziato. La qualità finanziaria degli Stati Uniti era tale, si diceva, che ai cinesi conveniva vendere merci e comprare obbligazioni americane. I “vantaggi comparati” erano felicemente all’opera: i cinesi facevano quel che sapevano fare meglio (i beni fisici) e gli statunitensi quel che sapevano fare meglio (la finanza). Oggigiorno pochi ridirebbero queste cose.