Se compro oppure vendo un’azione (un diritto al flusso di reddito della società emittente) debbo guardare il rapporto fra il prezzo e l’utile (il reddito dell’emittente). Un’azione che costa 100 euro a fronte di un utile corrente di 10 euro costa quanto un’azione che ha un prezzo di 10 euro a fronte di un utile di 1 euro. Il rapporto fra il prezzo e l’utile in entrambi casi è 10. Dunque il livello del prezzo non ha senso. Esso ha senso se messo in rapporto all’utile. Così come gli indici azionari (che sono medie di prezzi) sono significativi solo rispetto agli utili delle società quotate.

I prezzi erano pari a meno di dieci volte gli utili sia negli Stati Uniti sia in Europa per tutti gli anni Settanta. Poi sono saliti lentamente dagli anni Ottanta fino a quindici volte a metà degli anni Novanta. Da allora abbiamo avuto dei movimenti marcati. Si è avuta l’esplosione e la caduta delle azioni.

Dalla metà degli anni Novanta i prezzi in rapporto agli utili sono passati da quindici volte a quaranta volte negli Stati Uniti e a trenta in Europa nel 2000. Ossia la grande spinta della seconda metà degli anni Novanta ha circa triplicato le valutazioni negli Stati Uniti e le ha circa raddoppiate in Europa. Poi abbiamo avuto la correzione del 2001-2003. Le valutazioni si sono dimezzate da quaranta a venti negli Stati Uniti e da trenta a quindici in Europa. Si è quindi avuta la ripresa fino al 2007, e le valutazioni sono passate da venti a trenta negli Stati Uniti e da quindici a venti in Europa. Insomma, prima della crisi del 2007 i prezzi erano saliti rispetto al 2003, ma le azioni erano nel 2007 pagate meno di quanto non lo fossero all’apice del ciclo precedente (trenta nel 2007 invece di quaranta nel 2000 negli Stati Uniti, venti nel 2007 invece di trenta nel 2000 in Europa). I mercati azionari sono poi caduti e ripresi – dal 2009. Oggi le valutazioni sono venti negli Stati Uniti e poco più di dieci in Europa: ossia, meno dell’apice del 2007 e molto meno dell’apice del 2000.

Si sta spegnendo la spinta degli anni Novanta e Duemila e si sta tornando verso le valutazioni degli anni Settanta e Ottanta, oppure siamo di fronte a una pausa e tutto tornerà vivace come prima? Più precisamente, le azioni europee sono già tornate ai livelli che avevano negli anni Settanta e Ottanta, mentre quelle statunitensi sono al di sopra del loro livello degli anni Settanta e Ottanta. Saranno perciò le azioni europee ad assurgere verso i livelli statunitensi, oppure saranno queste ultime a planare verso i livelli europei?

Nel dubbio sulla risposta da dare, si può seguire questa argomentazione. Se tutto va bene, le azioni europee possono salire verso i livelli statunitensi; se tutto va male, dovrebbero scendere meno di quelle statunitensi. L’asimmetria dei risultati (Europa: se tutto sale, sale; se tutto scende, scende meno. Stati Uniti: se tutto sale, sale; se tutto scende, scende di più) è a favore dell'Europa.

Per i grafici:

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