ULC sta per Unit Labour Cost. In italiano Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP). E’ composto da due sotto indicatori: il compenso orario per addetto e il valore aggiunto unitario sempre per addetto. E’ importante nel definire il grado di competitività di un paese, contenendo sia il costo del lavoro in senso stretto sia il valore aggiunto generato. Uno studio di Barclays (“Internal devaluation increases deflation risks”, 30/1/2014) confronta la variazione di questi indicatori per i paesi dell’area euro in tre diversi periodi: dal 2001 al 2007, dal 2009 al 2010 e dal 2011 al terzo trimestre del 2013.

I paesi cosiddetti periferici, ma anche la Francia, sono partiti da valori di ULC più alti delle media. La Germania ha avuto, viceversa, una crescita negativa dell’ULC nella prima fase della nascita dell’euro, come combinazione di una modesta crescita del costo del lavoro a fronte di una forte crescita del valore aggiunto. In sostanza, la produzione cresceva più dei salari. La Grecia, sempre nel primo periodo, aveva tassi di crescita della produzione maggiori di quelli tedeschi ma venivano erosi da una crescita del costo del lavoro sei volte superiore a quella tedesca.

Nel secondo periodo si vedono gli effetti della crisi irlandese e le prime avvisaglie delle crisi spagnole e portoghesi, che nel terzo periodo determinano una decisa caduta del costo del lavoro unitario insieme al crollo superiore al 6% della Grecia. Nell’ultima fase l’ULC dell’area euro è cresciuto dell’1,2% come combinazione di una crescita del 1,9% del salario unitario e di una crescita del 0,7% del valore aggiunto (1,2%= 1,9%-0,7%).

Il comportamento dell’Italia rispecchia l’assenza di fasi acute di crisi come, viceversa, accaduto in altre paesi. Nell’ultimo periodo la variazione del ULC è allineata alla media europea (1,3 contro 1,2) ed è data dalla combinazione di una variazione del costo unitario del lavoro più basso della media (0,7 contro 1,9) ma, soprattutto, da una variazione negativa del valore aggiunto unitario (-0,6). Questo è il punto di reale debolezza in quanto l’Italia è l’unico paese ad avere registrato nei tre periodi una variazione negativa della capacità di generare ricchezza, ovvero si è costantemente impoverito.

 

ULC
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