La ferita portata dal lockdown alla congiuntura italiana sarebbe stata in parte rimediata. Questa è l’impressione che si trae leggendo i numeri della tabella sulla situazione economica di breve termine, che pubblichiamo su Mondo Economico. L’aggiornamento del 23 ottobre 2020 mette in luce il progresso mensile della fiducia dei consumatori (+2,1%), riflesso a cascata nel miglioramento sia delle vendite al dettaglio (+13,8% m/m e +1,7% rispetto all’anno precedente), sia della produzione industriale (+7,7% m/m), sia della produzione nelle costruzioni (+3,5% m/m).

La domanda estera, per contro, non appare altrettanto vivace. Le esportazioni di agosto esprimono ancora un livello di 7 punti percentuali inferiore a quello dello stesso mese del 2019, che testimonia come la recessione da Covid sia ancora in corso nella maggior parte dei mercati di sbocco delle merci italiane. Per non dire, poi, che sono mancati all’appello estivo buona parte dei turisti stranieri. L’occupazione post-Covid ha flesso del 3,6 per cento in un anno, ma la variazione negativa è ancora provvisoria: sia perché potrebbe peggiorare con lo sblocco atteso dei licenziamenti nel 2021, sia perché la recessione pandemica potrebbe sferrare il suo colpo di coda, qualora la curva dei contagi costringesse le autorità a fermare nuovamente le attività produttive: una prospettiva che non si può escludere, nonostante l’intenzione del governo sia di scongiurarla.

Il quadro finanziario continua ad essere rassicurante

È vero che il debito pubblico, salito all’ingente livello di 2.578 miliardi (+4,7% rispetto al 2019), in altre condizioni farebbe tremare i polsi, ma è anche vero che l’ampia disponibilità del programma pandemico della Bce assicura per ora e assicurerà per tutto il 2021 la soddisfazione del fabbisogno aggiuntivo di finanza da parte del Tesoro, volto a far fronte ai trasferimenti e alla spesa pubblica collegati alla reazione pandemica. Proprio per questo, il Tesoro italiano è in luna di miele, quanto meno apparente, con i mercati finanziari e il suo titolo decennale si merita uno spread di rendimento di solo 134 punti base rispetto al decennale tedesco, che tra l’altro costringe l’investitore a incassare un rendimento negativo (-0,62% è la cedola che il creditore, quasi assurdamente, deve pagare al suo debitore, se esso è il governo tedesco).

La questione della gravità del livello del debito pubblico è, tuttavia, solo sospesa, e non risolta.

Le condizioni finanziarie di accesso al credito sono estremamente agevoli anche per gli altri prenditori di credito: il sistema bancario offre i propri prestiti alle imprese a un tasso medio dell’1,2% e i mutui sulle case ad appena l’1,3%. Quando i tassi di interesse sono così bassi, è normale vedere rialzare i prezzi delle azioni (+12,8% quella americana, in dodici mesi) e anche quelli delle case (+3,4% in un anno).

Poiché il quadro finanziario è retto nelle condizioni estremamente agevoli dalla politica monetaria, e non dalle pure forze dei mercati, è normale che esso sia percepito come rischioso dagli investitori. A questo si devono, probabilmente, sia il rialzo dell’oro (1.903 dollari per un’oncia, +23% rispetto al 2019) sia il valore di 28,5 del VIX, una specie di indice della paura degli investitori in azioni: +15 punti rispetto al 2019 e +2 punti percentuali a ottobre rispetto a settembre 2020.

Rimane fuori dai radar l’inflazione

Rimane fuori dai radar l’inflazione: -0,6% rispetto al 2019, certamente non agevolata dal calo dei prezzi del petrolio (-29,6%), né dall’apprezzamento dell’Euro contro il dollaro (+5,6%). Sull’inflazione siamo eccessivamente fuori target (+2%), ma questo è un tema europeo. La Bce ha recentemente ribadito che la politica monetaria aumenterà il suo sostegno, qualora la pandemia dovesse prolungare i suoi effetti negativi sull’economia. Un messaggio rassicurante per i mercati finanziari, ma che non suona particolarmente bene per chi opera nell’economia reale. Se la Bce apre l’ombrello, vorrà forse avvisare che il peggio non è ancora passato? La seconda ondata pandemica è in corso e le curve dei contagi potrebbero destabilizzare il nostro fragile equilibrio economico.

Se le curve dei contagi non imporranno lockdown generalizzati, dovremmo evitare una seconda recessione e continuare ad aggiungere, mese dopo mese, nuovi mattoni alla fragile costruzione della ripresa.