A seguire la discussione che si è accesa in Italia, sintetizziamo in dieci punti un’analisi (1) appena uscita negli Stati Uniti.

1. Le imprese erogano ai dipendenti dei contributi pensionistici (ai fondi d’investimento – il sistema ad «accumulazione» – va circa l'80% dei contributi, il 20% invece è a «ripartizione») e sanitari (il costo delle assicurazioni private è, negli ultimi anni, raddoppiato) sempre minori. 
2. Questo avviene da anni, non è il frutto della crisi in corso. 
3. La differenza è, in misura via via maggiore, coperta dai contributi dei dipendenti. 
4. Nei prossimi anni la tendenza, stando alle dichiarazioni delle imprese, continuerà. 
5. Alla fine, il tenore di vita dei dipendenti privati diminuisce. 
6. Il fenomeno sembra non riguardare il settore pubblico, che, a differenza delle imprese in concorrenza, può finanziare le spese alzando le imposte o emettendo obbligazioni. 
7. Il tenore di vita «cedente» delle «larghe masse» è stato per anni bilanciato dai prezzi «ascendenti» degli immobili e delle azioni. In questo modo, uno vendeva la casa a un prezzo maggiore e andava a vivere in una casa più piccola. In questo modo, uno vendeva le azioni, che nel tempo salivano molto. I guadagni immobiliari e mobiliari alzavano – si noti, senza alzare i contributi – il tenore di vita dei pensionati. 
8. Oramai che i contrappesi si sono bloccati, e probabilmente resteranno bloccati per molto tempo, aleggia il fondato sospetto che si dovrà lavorare più a lungo per un salario (diretto e indiretto) minore.
9. Per evitare – se poi le misure funzionino è altra questione – che il tenore di vita delle «larghe masse» ceda troppo, l’Amministrazione e la Banca centrale sono, come noto, tosto intervenute, incentivando, fra le molte altre cose, la rottamazione di alcuni beni e comprando le obbligazioni che finanziano i mutui ipotecari. 
10. Il limite dell’intervento è costituito dalla crescita del debito pubblico emesso dal Tesoro e dalla crescita dell’attivo della Banca centrale. Stante che gli Stati Uniti debbono – a causa dei disavanzi della bilancia dei pagamenti correnti – collocare, in una parte non minore, il proprio debito pubblico in mani estere, questa politica di bilanciamento del tenore di vita delle «larghe masse» ha un limite nell’«appetito» di titoli del Tesoro e di dollari dell’estero.


(1) http://www.zerohedge.com/article/guest-post-slump-prods-firms-seek-new-compact-workers