C’era grande attesa per il dato sulla variazione dell'occupazione statunitense nel mese di luglio. Questo è stato inferiore alle media delle attese: –250 mila contro –320 mila. Preso al “valor facciale” sembra un buon dato. Se, però, si osserva il contesto, si vede che le cose non sono messe bene. Come che sia, arriviamo al dunque dei mercati finanziari. Le azioni vanno meglio delle obbligazioni quando la disoccupazione diminuisce e viceversa. Per la prima volta dal 1973 i mercati azionari hanno anticipato con forza la crescita dell’occupazione, invece di vederla crescere. Da qui la delicatezza dell’analisi sulla disoccupazione. Da qui la delicatezza dei dati sulla disoccupazione dei prossimi mesi.

Questa crisi è la peggiore dal punto di vista occupazionale di tutte le crisi dal dopoguerra. Dopo venti mesi tutte le altre crisi già “macinavano” posti di lavoro, mentre questa non ha ancora incominciato. Come mostra il dato di oggi, soltanto ne “brucia” di meno. Solo la crisi del 2001 non aveva dopo venti mesi incominciato a “macinare” dei posti di lavoro, ma essa ne aveva “bruciati” di meno – meno della metà. Il grafico di Calculated Risk mostra il punto:
 

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Arriviamo al dunque dei mercati finanziari. Le azioni vanno meglio delle obbligazioni quando la disoccupazione diminuisce e viceversa. Se si guarda con attenzione il grafico, se vede che per la prima volta dal 1973 i mercati azionari hanno anticipato con forza la crescita dell’occupazione. In precedenza i mercati aspettavano che l’occupazione crescesse, per iniziare al salire. Da qui la delicatezza dell’analisi sulla disoccupazione. Da qui la delicatezza dei dati sulla disoccupazione dei prossimi mesi. Il grafico del Financial Times mostra il punto:

 

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