Le riprese economiche distribuiscono la crescita del reddito nominale fra salari, profitti e imposte in quote ricorrenti. Nella ripresa – quella iniziata due anni fa – in Europa si è avuto un andamento normale – 50% ai profitti, 30% ai salari, 20% alle imposte, ma non negli Stati Uniti – 80% ai profitti, 20% ai salari. Nel caso statunitense questa è un'anomalia, in passato le riprese distribuivano, infatti, la quota maggiore della variazione del reddito nazionale ai salari – 40% ai profitti, 50% ai salari, 10% alle imposte.

Passando dalla variazione dei redditi - dai minimi del 2009 fino ai valori correnti - al loro livello, ci si dovrebbe aspettare una caduta della quota dei salari sul reddito nazionale dal livello antecedente la crisi - quindi da prima del 2009. Nel caso della crisi europea, inoltre, si dovrebbe registrare una forte compressione dei salari soprattutto nei paesi con i debiti pubblici messi peggio, quelli che hanno dovuto perseguire l'Austerità.

Nella crisi in corso i salari sono, infatti, scesi molto come quota del reddito nazionale in Spagna e Grecia e poco in Portogallo. Sono, invece, saliti in Irlanda e in Italia.

Conclusione. Negli Stati Uniti abbiamo avuto una variazione dei reddito nazionale che, a differenza del passato, ha favorito moltissimo i profitti, mentre i salari sono scesi come quota del reddito nazionale. In Europa abbiamo avuto una variazione dei reddito nazionale che ha favorito i profitti all'incirca come nel passato, mentre i salari sono scesi come quota del reddito nazionale solo in tre paesi su dodici. L'Italia registra finora una crescita dei salari sul reddito nazionale.

La prima tabella raffigura la distribuzione della variazione del reddito dalla fine della crisi ad oggi. La seconda il livello dei salari dal picco ante crisi ad oggi. I numeri sono del Fondo Monetario – World Economic Outlook, Aprile 2012, Box 1.1., pagina 36.

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