In campo editoriale, specialmente in Italia, si rischiano supponenza, azzardo, spavalderia. Nel villaggio globale, poi, è un attimo, ci si schianta subito: la gente che legge meno, la disintermediazione del Web, i giornali a picco di pubblicità. Molti più giovani di quanto non immaginiamo hanno bisogno di apprezzamento, di coinvolgimento e di prospettive; cercano influencer credibili, anche in economia e politica, ma non li trovano. In tutto questo si annida un rischio dal prezzo molto alto per tutti: l'incertezza sul nostro futuro e su quello dei nostri figli, accompagnata dalla sottile tentazione dell'indifferenza, cioè di tirare i remi in barca. Può servire allora un nuovo strumento di idee e di dibattito?