Le imprese italiane devono mettere l’India nel mirino. Il perché lo si capisce subito se si riflette sul fatto che l’India con circa 1,4 miliardi di abitanti è il secondo Paese mondiale per popolazione subito alle spalle della Cina.

La differenza di popolazione tra i due colossi asiatici è scesa nel 2020 a meno di 60 milioni di abitanti, e con il trend demografico in corso si calcola che l’India supererà la Cina nel 2027.

Inoltre il Pil indiano è pari a quello italiano (2 trilioni di euro) ma se lo si considera in rapporto al potere di acquisto allora l’India diventa la terza potenza mondiale alle spalle di Cina e Stati Uniti, la quarta se si considera l’Unione Europea come un unico aggregato.

Il Fondo Monetario ha previsto lo scorso aprile una crescita del Pil dell'India di 12,5 punti percentuali nel 2021 e di 6,9 nel 2022. E nel prossimo trentennio gli analisti ritengono che l’economia indiana abbia buone possibilità di superare quella americana, anche se ora la pandemia sta colpendo duro e avrà effetti rilevanti sulle performance economiche del subcontinente.  

Le previsioni di crescita del Pil nel mondo secondo il FMILe previsioni di crescita del Pil nel mondo secondo il FMIFonte: International Monetary Fund, aprile 2021 (2) Excludes the Group of Seven (Canada, France, Germany, Italy, Japan, United Kingdom, United States) and euro area countries. (3) For India, data and forecasts are presented on a fiscal year basis, and GDP from 2011 onward is based on GDP at market prices with fiscal year 2011/12 as a base year. (4) Indonesia, Malaysia, Philippines, Thailand, Vietnam. (8) For world output, the quarterly estimates and projections account for approximately 90 percent of annual world output at purchasing-power-parity weights. For emerging market and developing economies, the quarterly estimates and projections account for approximately 80 percent of annual emerging market and developing economies’ output at purchasing-power-parity weights.

L’India può essere un obiettivo per imprese e investitori. Ma come approcciarla? Dopo aver organizzato iniziative in Giappone, e in Medio Oriente, da anni IIMH, Associazione Indo-Italia Milan Hub, si propone di fare collaborare imprenditori e studiosi e di seguire le imprese italiane nei mercati esteri più complessi, tra cui appunto l’Asia.

Il boom dell'acciaio italiano

L’aumento delle materie prime ha portato un vero boom dell’acciaio italiano: pioniere in India è il Gruppo bresciano Sideridraulic, che ha sede a Mumbai e che IIMH ha accompagnato mentre costituiva i suoi primi impianti di trattamento acque con il grande gruppo siderurgico indiano JSW a Dolby e Bellary. Sideridraulic ha acquisito recentemente  in Messico il suo più prestigioso impianto di sempre, con le depurazioni dell’enorme acciaieria Ternium a Pesqueria di Monterrey.

Per un’economia in crescita la metallurgia è fondamentale. Per le imprese italiane è una grande fortuna. L’India è ricca di minerali e di materie prime. E l’Italia è dotata di capacità progettuale e di macchinari per la lavorazione dei metalli. «Emblematico a questo proposito che siano indiane le proprietà delle maggiori acciaierie italiane come Piombino che appartiene a JSW di Mumbai e Taranto (la più grande d’Europa appartiene a Arcelor Mittal) dove noi abbiamo curato sia il trattamento delle acque, sia quello dei fumi», nota Mario Bodini, patron di Sideridraulic. 

Un’azienda significativa è proprio Arcelor Mittal, il maggiore produttore singolo di acciaio a livello mondiale e i cui proprietari sono Indiani (la famiglia Mittal, con sede a Londra).  È al centro delle turbolenze che riguardano la delicata vicenda dell'Ilva. Ma Arcelor Mittal sintetizza la potenza industriale dell’India. Del resto, l’India è anche - come Stato - tra i primi due produttori mondiali di acciaio intermedio (crude iron) e di DRI (Direct Reduced Iron). Nel 2019, la produzione è stata di oltre 110 milioni di tonnellate di crude iron e di 36 milioni di tonnellate di DRI. Sono indiani o a larga partecipazione indiana vari grandi conglomerati siderurgici con impianti produttivi in più continenti: oltre a ArcelorMittal, Tata Steel e anche SAIL, JSW e JSPL. Spiega Bodini: «In queste ore tutti questi gruppi stanno però dando priorità alla produzione straordinaria di ossigeno per far fronte alla dilagante pandemia. E convertono molti dei separatori criogenici e di adsorbimento in impianti per ossigeno sanitario».

Le opportunità

«Le prospettive per le aziende italiane in India sono molteplici - interviene Alberto Cavicchiolo, presidente di IIMH -  e a questo proposito abbiamo creato dal 2015 Indo Italian Metal hub, una piattaforma per l’interscambio con l’India prevalentemente sui temi di digitalizzazione e metallurgia, includendo anche minerario, alluminio, acciaio, ingegneria dei materiali, robotica, trasporti. Un team di studiosi ha collaborato per sviluppare sinergie industriali e intersezioni commerciali nella metallurgia del ferroso e del non ferroso, ambiti in cui le aziende italiane e indiane possono cooperare».

IndoItalian Metal hub è il più ampio programma di scambio sulla metallurgia tra India e Italia. Investire nella comunicazione industriale tra i due Paesi in questo mercato, quindi in market positioning, aumenta la visibilità e l’attrattività tecnologica e qualitativa dei produttori di impianti italiani. Pensiamo a Danieli, Tenova, Sideridraulic, Primetal, Continuum Properzi: sono fornitori dei più grandi gruppi indiani della metallurgia. Oltre 100 aziende indiane e italiane, inclusi molti grandi gruppi industriali, sono coinvolte negli scambi.

Alluminio Indiano

Altro settore di interesse per lo scambio italo-indiano è quello dell’alluminio. Con quasi 2,5milioni di tonnellate, l’Italia è il secondo più grande trasformatore di alluminio primario in Europa, con volumi doppi di quelli della Russia e pari a quelli dell’India che però produce quasi oltre 4 milioni di alluminio primario. Com’è noto, l’alluminio italiano come materia prima non è più in produzione da tempo. E nonostante l’ipotetico rilancio della sede produttiva in Sardegna, ex Alcoa, l’impianto di Porto Vesme ancora non riparte.

L’Italia è però vitale nel riciclo e dunque nell’alluminio secondario che riguarda quasi un terzo della produzione totale di circa 2,5milioni di tonnellate.  L’utilizzo principale è nel settore immobiliare, nella meccanica. I trasporti e l’industria ferroviaria italiana ne hanno assoluta esigenza. Nell’automotive e nella robotica delle macchine, la maggior parte dei pezzi è ormai in alluminio. La MGG di Conegliano, leader mondiale della costruzione di macchine per la produzione di pennelli, impiega nelle sue linee, principalmente componenti in alluminio.

I macchinari

Un ulteriore caso interessante è la bresciana Idra di Travagliato, condotta da Riccardo Ferrario, leader nello sviluppo continuo e nella produzione di macchine per pressofusione ad alte prestazioni. La pressofusione è la tecnologia prevalente nella costruzione delle strutture e dei motori delle auto. Sono tecnologie leader anche per il settore dell’auto elettrica e Idra è fornitore primario di Tesla, ma lo è anche di gruppi indiani.

Nel prossimo periodo, nota Cavicchiolo, dopo i vari eventi a Delhi, Calcutta, Brescia, Milano, Bangalore e Bhubaneswar, l’asse tra i due paesi avrà un presidio istituzionale e Indo-Italian Metal Hub indicherà il prossimo appuntamento in settembre a Brescia, capitale italiana della metallurgia con la collaborazione delle maggiori istituzioni, dove l’asse Indo-Italiano potrà emergere in modo evidente.