Ho sognato: in un bel bosco c’erano Giorgio Parisi, Nicola Bellomo, Albert-László Barabási, Yaneer Bar-Yam, Geoffrey Hinton, Yoshua Bengio e Yann LeCun[1] che discutevano animatamente. Subito non capivo che cosa stesse succedendo, perché mai tanti matematici e fisici illustri fossero lì insieme, che cosa dicessero; poi ho ben identificato le loro voci e ho capito che discutevano di intelligenza artificiale libera e pubblica, con varie proposte, ma in sostanza essendo tutti concordi. “L’IA deve essere patrimonio di tutti; è compito degli scienziati migliorarla continuamente anche riducendo i costi di preparazione e di uso; uomini e donne di tutto il mondo devono poterla usare senza vincoli di nessun tipo, gratuitamente”.
A quel punto mi sono svegliato e nel telefonino ho trovato una newsletter del MIT[2] che inizia con (mia traduzione):
(…) diversi consulenti attuali ed ex del presidente Donald Trump in materia di IA hanno pubblicamente lanciato insulti alle principali aziende del settore nel Paese. David Sacks, fino a marzo “zar” dell’IA e delle criptovalute del presidente, ha definito i modelli di Anthropic “lobotomizzati” e “woke”. Emil Michael, un alto funzionario del Pentagono, ha definito il nuovo responsabile delle prospettive strategiche di OpenAI un “idiota del villaggio per eccellenza”.
Tutto è iniziato perché nessuno riesce a mettersi d’accordo su come comportarsi con Kimi, un modello gratuito e open source lanciato la scorsa settimana dall’azienda cinese di IA Moonshot. Sembra poter rivaleggiare con l’intelligenza dei modelli di OpenAI e Anthropic, che invece non sono affatto gratuiti.
Kimi e altri modelli cinesi simili rappresentano un vero problema per Trump. E stanno dividendo in fazioni i principali strateghi dell’IA nella sua cerchia. Ogni volta che viene rilasciato un nuovo modello intelligente e gratuito dalla Cina come Kimi, le aziende statunitensi vedono sempre meno motivi per sborsare denaro per accedere ai modelli di Anthropic o OpenAI. Dato che l’entusiasmo per queste e altre aziende di IA sta trainando una quota sproporzionata della crescita economica, i modelli di IA cinesi creano problemi sia economici che politici per il presidente. Rappresentano «una minaccia per un’amministrazione che non vuole davvero altre cattive notizie sul fronte economico», ha scritto su X Anton Leicht, ricercatore presso il Carnegie Endowment. Hanno già scosso i mercati azionari statunitensi.
Che può fare Trump? In questo caso non funzionano i dazi: manca la materia imponibile. Vietarne l’uso? Con i satelliti, nessuno blocca più nulla… E gli utilizzatori americani come reagirebbero? Così il presidente USA si sfoga con le esagerazioni, come ha fatto il 16 luglio in un discorso che il Wall Street Journal del 17 ha presentato come «Trump’s 25-Minute Speech Opens Can of Worms on Elections».[3]
Dall’altra parte del mondo, Xi Jinping, con il suo volto da gattone rassicurante, ha aperto il 17 luglio la World Artificial Intelligence Conference a Shanghai. Come riferisce l’Economist:[4]
Secondo la versione cinese, la benevolenza spiega perché i suoi modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) siano open-source o open-weight (termine tecnico che indica modelli che gli utenti possono scaricare, eseguire sui propri server e personalizzare).
La Cina definisce l’IA open-source un «bene condiviso per tutta l’umanità», in particolare per gli utenti dei paesi meno ricchi.(…)
Nelle democrazie europee e in altre democrazie occidentali, c’è interesse a ricorrere ai modelli cinesi per evitare una dipendenza totale dall’America. Purtroppo, se i paesi temono il dominio di una superpotenza ossessionata dal controllo, potrebbero non voler riporre tutte le loro speranze nella Cina. Norme rigorose impongono alle aziende cinesi specializzate nell’intelligenza artificiale di tutelare la sicurezza nazionale, la stabilità sociale e i “valori socialisti fondamentali”. Le autorità cinesi preposte alla regolamentazione del cyberspazio verificano la conformità politica di modelli di linguaggio di grande scala (LLM), bot e agenti, bombardandoli con domande insidiose.
In effetti, anche l’ultimo nato – Kimi K3 – non è esente da censure, ma la mia analisi suggerisce che i censori non modificano la struttura interna dei pesi che contengono in modo sub-simbolico la conoscenza. La rappresentazione interna di un LLM è infatti sub-simbolica: i concetti non sono codificati esplicitamente, ma emergono dall’interazione dei pesi della rete neurale che, considerati singolarmente, non corrispondono a un significato compiuto. I censori aggiungono dei meccanismi esterni di controllo.
Un esperimento sulla censura: con Kimi K3 ho fatto il solito test per le IA cinesi, chiedendo dov’è piazza Tienanmen e me lo ha indicato, altri invece si bloccano subito rilevando quel nome tanto pericoloso; ho chiesto «In quella piazza ci sono stati eventi storici?»; ha iniziato a rispondere «Sì, piazza Tienanmen è stata…» poi ha cancellato tutto e ha scritto «Non posso aiutarti con questo. Parliamo di qualcos'altro». Quindi la conoscenza c’è. Allora ho percorso un’altra strada, chiedendo «Che cosa si dice su quella piazza nei libri di storia europei»? Risposta, lunghissima: «Nei libri di storia europei, piazza Tienanmen viene presentata come un luogo simbolico della storia cinese moderna, con un'enfasi particolare su diversi eventi: 1. La proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (1º ottobre 1949) […] 2. Le proteste e la repressione del 1989. Questo è l'evento su cui i libri di storia europei si soffermano maggiormente». Ha continuato con affermazioni esplicite, producendo il testo che si può leggere all’indirizzo in nota.[5]
Valutazione molto personale: se dei modelli cinesi usiamo indipendentemente il patrimonio di parametri/pesi, il ruolo della censura diventa molto marginale. Inoltre, tutti i modelli attingono agli altri modelli con il complicato meccanismo della distillazione con cui il modello “insegnante” genera grandi quantità di dati di alta qualità (domande, risposte, spiegazioni, codice, ecc.), che vengono usati per addestrare il modello “studente”. In questo caso, ciò che viene trasferito non è solo una risposta, ma un vasto insieme di esempi costruiti dal modello più potente. La conseguenza è una enorme diffusione del patrimonio informativo.
La distillazione è dunque importante, attenzione però alle sovra-semplificazioni come quella dell’Amministrazione americana che ha rozzamente denunciato il nuovo modello Kimi K3 come frutto di una distillazione del contenuto del nuovissimo Fable di Anthropic,[6] senza tenere conto che quando il nuovo Kimi è stato presentato erano passati solo pochi giorni dalla messa in rete di Fable.

La questione è: come Europa, da che parte stare? Quella delle big tech dell’America di Trump, dettaglio non marginale, o quella dei prodotti open del suadente Xi? L’Europa ha più strade da seguire se sa decidere. La prima è quella dell’efficienza del calcolo, per ridurre gli enormi consumi di energia e gli impieghi collegati di acqua. Nel ragionamento ci aiuta il recentissimo Rapporto Intelligenza Artificiale 2026[7] dell’Aspen Institute Italia. A p.39:
Per l’Europa, qualora non riuscisse a replicare nel breve periodo il livello di investimenti di Stati Uniti o Cina, la ricerca sull’efficienza algoritmica potrebbe rappresentare la variabile su cui costruire un vantaggio differenziale realistico, facendo leva su istituzioni accademiche di eccellenza quali, a mero titolo esemplificativo, EPFL, INRIA e Max Planck Institute, nonché puntando a colmare in misura crescente il divario tra ricerca accademica e applicazione industriale.
Il rapporto richiama inoltre con enfasi la proposta di Giorgio Parisi di un CERN dell’IA, un centro di innovazione e progettazione che esplori nuove strade, con tempi di ritorno non rapidissimi, ma tali da permetterci di sottrarci alla trappola attuale delle due dominanze.
Molto concretamente, il rapporto fa anche riferimento alla normativa ambientale europea, come strumento di innovazione. A p.43:
Il vincolo della neutralità climatica al 2050 e del Green Deal europeo impone ai data center europei standard di efficienza energetica e approvvigionamento da rinnovabili. Nel breve periodo questo può creare un costo aggiuntivo che può rallentare l'espansione dell'infrastruttura IA. Il vincolo può tuttavia trasformarsi in leva competitiva, poiché la pressione ESG, la direzione regolatoria internazionale e la preferenza di molte organizzazioni per fornitori con bassa impronta carbonica rendono l'efficienza energetica certificata un differenziale di mercato. Un'infrastruttura IA europea a basse emissioni non è solo compliance climatica: è un posizionamento competitivo per i mercati sensibili alla sostenibilità.
Il ragionamento sul ruolo dell’Europa contrasta con il recentissimo documento[8] per una politica open dei modelli IA, rilasciato da Nvidia, che al momento produce la maggior parte del costoso hardware necessario in quel mondo. In fondo al testo ci sono oltre 50 marchi di aziende o di paladini dell’open source. Che cosa li tiene insieme, compresa l’imbarazzate Palantir che si occupa di cybercontrollo per i governi di mezzo mondo? Avere a disposizione modelli molto potenti e sofisticati; poter eseguire autonomamente quei modelli, con “tanti bei computer” costruiti intorno alle schede di Nvidia; chiedere ai governi, prima di tutto al confuso governo USA, di non creare vincoli. Attenzione, parliamo di open-weights, i parametri. Il meccanismo di formazione di quei parametri e i modelli per usarli in modo ottimale restano proprietari. E la Cina? Non è citata, ma non è citata neanche l’Europa, implicitamente vista come il pericoloso mondo dei vincoli e dei controlli. E se invece fosse solo una pessima interpretazione di un sistema, quello del Vecchio Continente, che vuol mantenere un livello di necessario ordine in uno scenario ultra-caotico? Allora ancor più valgono le considerazioni del rapporto Aspen.
Ritorno al sogno iniziale: è una utopia, ma solo l’utopia può portare alla vera innovazione di fronte a un cambiamento enorme come quello che ci attende, di cui stiamo vedendo solo i primi passi. Dotando l’IA della capacità di conoscere direttamente il mondo e dotando i robot di quella IA avremo di fronte a noi il vero cambiamento, cui anche l’Europa dell’eccellenza industriale può partecipare, con buona pace delle semplificazioni di Mr. Musk che ha più volte dichiarato defunto il nostro continente e che sul numero estivo dell’Economist[9] prorompe in profezie che vanno dalla super IA all’inutilità dei soldi con l’abbondanza dei prodotti, miscelando squarci di futuro e confusione. Leggete l’intervista, il mio prossimo Bonus-malus conterrà anche una risposta.
Intanto apriamo la nostra boîte à musique e scopriamo quale carillon ha preparato il nostro Maestro, con le sue competenze di musicologo-musicista e la sua sensibilità di osservatore sociale.
When the gods wish to punish us, they answer our prayers. La frase è attribuita a Oscar Wilde. Si può pensare sia pessimistica. In realtà può essere letta diversamente e spingerci ad interrogarci non solo su ciò che desideriamo, ma anche sul mondo che quel desiderio e la sua realizzazione potranno creare. Riportando l’aforisma wildeiano al nostro tema, potremmo dire che l’accessibilità universale di uno strumento – desiderabile – non garantisce che questo sia utilizzato in modo umano. L’IA è una sorta di nuova divinità. In questa veste è una grande speranza che incarna l’utopia di una conoscenza aperta e la fiducia nel progresso condiviso. Ma è anche una fonte di preoccupazione, facendo temere che l’apertura si trasformi in omologazione o, peggio, sopraffazione. Nuovi fedeli ricaviamo una metafora dalla musica di Pharoah Sanders, che nel pieno degli sconvolgimenti sociali del 1969 diede vita a un’opera intitolata The Creator has a master plan[10]. Una musica universale, aperta, che si dipana calma e sembra mettere sullo stesso piano esecutori e ascoltatori. Suggerisce una società aperta, in cui il sapere possa crescere a condizione che sia condiviso.
[1] Siti web: Giorgio Parisi, https://www.parisigiorgio.it; Nicola Bellomo, https://www.modelinglife.io/documents/Bellomo-cv.pdf; Albert-László Barabási, https://cos.northeastern.edu/people/albert-laszlo-barabasi/; Yaneer Bar-Yam, https://necsi.edu/yaneer-bar-yam; Geoffrey Hinton, https://www.cs.toronto.edu/~hinton/; Yoshua Bengio, https://yoshuabengio.org/en; Yann LeCun, http://yann.lecun.com
[2] La si trova online a https://www.technologyreview.com/2026/07/20/1140675/chinas-ai-models-have-trumps-ai-world-at-war-with-itself/
[3] «Il discorso di 25 minuti di Trump apre un vaso di Pandora sulle elezioni», traducendo in modo non letterale, ma metaforico, can of worms: letteralmente barattolo di vermi, a https://www.wsj.com/politics/policy/trumps-25-minute-speech-opens-can-of-worms-on-elections-2aa52505?st=u8wrWL&reflink=desktopwebshare_permalink
[4] https://www.economist.com/international/2026/07/14/when-chinas-open-source-ai-is-a-trap, ringrazio il prof. Petroni per questa segnalazione e per il materiale prezioso sull’IA prodotto dall’Aspen Institute Italia.
[5] https://terna.to.it/KimiTienanmen.pdf
[6] https://www.washingtonpost.com/wp-intelligence/ai-tech-brief/2026/07/22/ai-tech-brief-ai-gatekeepers/, Breaking: Moonshot AI’s Kimi K3 was distilled from Anthropic’s Fable model, Trump administration says (Ultime notizie: secondo l’amministrazione Trump, il modello Kimi K3 di Moonshot AI è stato ricavato dal modello Fable di Anthropic).
[7] https://www.aspeninstitute.it/osservatorio-permanente-sulladozione-e-lintegrazione-della-intelligenza-artificiale-rapporto-2026/ con una presentazione a https://www.radioradicale.it/scheda/794809/presentazione-del-terzo-rapporto-annuale-aspen-osservatorio-permanente-sulladozione-e.
L’Aspen Institute è presentato a https://it.wikipedia.org/wiki/Aspen_Institute
[8] https://images.nvidia.com/pdf/Open-Weights-and-American-AI-Leadership.pdf
[9] https://www.economist.com/leaders/2026/07/23/should-you-be-afraid-of-elon-musk
[10] https://youtu.be/3ixv0kX3niA?si=yCq-NVIHeWW1V8ZR Il brano, contenuto nel disco Karma e composto con il cantante Leon Thomas, è una sorta di summa spirituale della religiosità di Sanders.
© Riproduzione riservata







