3. Si possono assumere fra le più varie posizioni nel filosofare. In genere, in occidente queste posizioni si sistemano fra lo spazio intermedio che separa l’immanenza dalla trascendenza, l’esperienza umana dalla ragione in quanto tale.


Se dividiamo l’agire umano in tre sfere - quella speculativa, quella morale e quella espressiva -, in genere notiamo un prevalere dell’esperienza nella sfera morale ed espressiva e un prevalere della trascendenza nella sfera speculativa. La morale misura le conseguenze di una azione e l’opera d’arte precede il giudizio estetico. L’esperienza non conta apparentemente nulla nella matematica, e in un certa misura il ragionamento speculativo è matematica, o è come fosse matematica, che poi è la stessa cosa.


Vi è però nella stessa natura del ragionamento occidentale il sogno mai sopito di ridurre le tre sfere a un unico campo governato dalla pura matematica della ragione. Quindi la guerra eterna fra la filosofia e la retorica, la prima impegnata a dire come stanno le cose per assiomi, a prescindere dal contesto, e la seconda più incline a cogliere il contesto che governa la ricerca del bene e del bello, perché è solo agendo nel contesto di una situazione tangibile che si può fare il bene e raggiungere il bello. Il bene e il bello sono concetti relativi, legati all’opinione. Il vero sta a sé.


Nel dire che non vi è alcuna differenza fra la democrazia e la tirannide, un italiano su tre fa filosofia speculativa cercando di ridurre l’esperienza ad assioma. In altre parole, un italiano su tre, per ragionare, si colloca in quel punto remoto da cui è possibile contemplare il mondo come se non fossimo noi già e comunque parte di quel mondo.


La mossa è sbagliata, sia che si parta dall’empiria che dalla ragione. La politica è più vicina al pensiero etico e morale che alla teoresi e anche i grandi razionalisti dopo Kant la collocano fra le attività pratiche dell’uomo. Insomma, chi non computa se stesso nel rispondere alla domanda se è preferibile la democrazia alla tirannide prende una cantonata e quindi risponde che, in linea di principio, non vi è differenza alcuna.


Evidentemente, la materia di cui è fatto il suo corpo è diafana a differenza di quella che ritiene essere la materia solida che compone il corpo politico, che altrettanto evidentemente gli è estranea. Ed è un problema. Non tanto in sé (è inutile e un po’ noioso notare in quanti modi la mente sbaglia nel filosofare), ma per le conseguenze a cui porta. Un italiano su tre non farebbe distinzione fra un governo eletto e un governo di autocrati. Non tanto perché non capisca la differenza, ma perché evidentemente per un italiano su tre il suo corpo non traversa in alcun modo il corpo politico.
In altre parole, quella posizione è indicativa del fatto che, nel riflettere di questioni politiche, un italiano su tre si pone in orbita geostazionaria intorno al pianeta e non qui con noi a cercare di risolvere i problemi che ci attanagliano.