Un elemento poco sottolineato della crisi in corso è il taglio dei dividendi. Le azioni senza i dividendi incassati e usati per comprare ancora azioni, ossia senza dividendi reinvestiti, i cosiddetti «corsi secchi», alla lunga sono andate come l’inflazione, ed è il caso degli Stati, oppure molto peggio, ed è il caso dell’Italia. Insomma, i dividendi contano.

Per tornare alla crisi in corso, da un certo punto in poi le imprese hanno iniziato a tagliare i dividendi. L'aspettativa negli Stati Uniti è di un taglio ulteriore, nell'ordine del 25%, anche nel 2009. Se il taglio dei dividendi rafforza l’impresa in cui si è investito, il risparmiatore dovrebbe essere indifferente. Incassare oggi oppure incassare più denari (dopo) domani dovrebbe, infatti, essere indifferente. Ma non è così semplice.
 
Il dividendo è sistematicamente inferiore all’utile proprio perché si cerca di distribuirlo sempre. La decisione di non distribuire i dividendi è sempre un segnale di debolezza delle imprese (delle imprese consolidate, quelle appena sorte seguono altre logiche). Si potrebbe asserire che con i rendimenti delle obbligazioni lunghe così bassi, il dividendo distribuito sarebbe un formidabile supporto al prezzo delle azioni. Infatti, se si pensasse che le azioni possano continuare facilmente a rendere (dividendo sul prezzo) almeno il 3,5%, proprio come le obbligazioni statunitensi o tedesche lunghe, si potrebbe essere tentati dal comprare le azioni, perché i dividendi possono crescere, mentre le cedole certamente sono fisse. La media delle previsioni, i dividendi attesi nel corso del 2009 diviso per i prezzi correnti, è, negli Stati Uniti, di un rendimento del 3,5%. Il rendimento atteso delle azioni perciò è già eguale a quello delle obbligazioni. Se non si è ancora trovato un pavimento per i prezzi delle azioni, possiamo dedurre che la previsione sui dividendi del 2009 non è ancora ritenuta molto probabile.  

Sul ruolo dei dividendi:

http://www.centroeinaudi.it/ricerche/capire-la-crisi.seconda-parte.novembre-2008.html

http://www.centroeinaudi.it/commenti/la-borsa-italiana-dal-1928.html