Navigano nell’immaginario collettivo due storie: 1) la ripresa della borsa mostra che sta tornando la fiducia, e 2) grazie all’interventismo pubblico, si è fermata la disoccupazione. L’implicazione è che non siamo come negli anni Trenta, perciò le cose alla fine prenderanno la piega migliore. Sarà. I prezzi delle azioni sono saliti molto, ma, nel caso degli Stati Uniti, il denaro «fresco» negli ultimi mesi è finito nel reddito fisso e all’estero, dunque le «larghe masse» non sembrano avere tanta fiducia (1). Si davano a gennaio due scenari di politica economica, sempre negli Stati Uniti: quello con interventismo e quello senza. Nel primo caso la disoccupazione sarebbe stata inferiore e dunque si doveva agire. La disoccupazione corrente, nonostante si sia intervenuti, è da qualche tempo superiore a quella che si sarebbe avuta persino senza interventismo (2).


Possiamo – sulla base dei numeri – affermare che la borsa sale nonostante le «larghe masse» non la comprino ancora, e dunque che la fiducia è solo degli operatori. Possiamo – sulla base dei numeri – affermare che la disoccupazione non sembra essere stata contenuta dall’interventismo. (Potremmo, in alternativa, affermare, ma senza prova, che la disoccupazione sarebbe stata ancora peggiore senza interventismo, oppure lasciar intendere, con una qualche viltà, che i modelli econometrici non sono affidabili).
 
Comunque sia, il frangente è delicato: lo scollamento fra immaginario e numeri è notevole. Da qui il bivio: o i numeri si adeguano all’immaginario, oppure l’immaginario si adegua ai numeri. Fra pochi mesi conosceremo la risposta.


(1) http://www.centroeinaudi.it/images/lettera_economica/investimenti%20usa%20in%20etf.jpg

(2) http://www.centroeinaudi.it/images/lettera_economica/piani%20di%20obama%20e%20disoccupazione.jpg