Riprendiamo la rubrica vacanziera “sotto l'ombrellone”, che prova ad affrontare i problemi più complessi in maniera semplice. Il primo è l'impatto del mutamento della struttura dell'occupazione (nientemeno).

 

 

Si dibatte del mutamento nella struttura dell'occupazione in Occidente. Si osserva che l'occupazione tende da tempo a concentrarsi nei servizi, e in particolare laddove i redditi sono bassi e prevale il “precariato”. Si prevede che si avrà una ulteriore sostituzione del lavoro col capitale anche nel settore dei servizi. Si arguisce da questa dinamica che il disagio alimenterà i movimenti “populisti”, ma si sospetta che anche i “non-populisti” reagiranno. Si giunge così alla conclusione che fra non molto si avrà un maggior intervento statale. Questo è un ragionamento che ha sempre più adepti. Lo esponiamo in breve.

Intanto i numeri. Si ha il tasso di crescita annuo composto (Cagr), la posizione relativa di produttività del settore (Output/Employee), e la struttura dell'occupazione. Relativamente agli Stati Uniti si noti quanto il settore Government, Health & Education sia cresciuto insieme a quello Finance, Insurance & Business Services, e quanto, invece, sia caduto quello del Manufacturing. Il settore Trade, Restaurants & Hotels, insieme al settore del Construction hanno circa lo stesso numero di occupati in percentuale del totale nel corso del tempo. Passando alla Francia, si nota che i numeri sono simili, salvo la caduta dell'occupazione nell'agricoltura, che negli Stati Uniti è stata molto meno marcata, perché la caduta del suo peso relativo si era avuta prima della Seconda guerra. Titando le somme, si hanno meno occupati oggi nei settori ad alta produttività rispetto al passato.

 

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Si ha anche la stima della probabilità di un sommovimento nell'occupazione dei diversi settori. Al primo posto troviamo gli occupati nel settore della vendita a distanza (ciò che non vuol dire che i dipendenti dei call-center saranno tutti disoccupati, ma che si avranno molti e pesanti mutamenti, che in sostanza ne ridurranno il numero soprattutto in Asia), appena dopo – nella classifica dei malmessi - troviamo i ragionieri, mentre all'ultimo posto troviamo il sacerdozio (i.e. la fede non è robotizzabile).

 

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Se passiamo ai laureati, scopriamo che gli “umanisti” hanno speso per formarsi molto più di quello che guadagnano, al contrario degli ingegneri.

 

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Insomma, gli ingegneri e i sacerdoti sembrano messi bene. Gli umanisti e i ragionieri male. Ma queste figure professionali controllano pochi voti. Il grosso della popolazione, che lavora nei settori a bassa produttività, invece, vota. E qui arriva la parte interessante.

Gli Stati Sociali erano disegnati (anche) per far fronte ai problemi dei disoccupati, che si assumeva fossero “temporanei”: il reddito trasferito dallo stato ai “malmessi” era temporaneo e non permanente, ossia legato alle fasi di recessione. Se i disoccupati aumentano per effetto dell'automazione, e tali restano in maniera permanente, allora gli Stati Sociali debbono cambiare ruolo?

(continua ...)