Dopo aver discusso i problemi delle banche (1) e le previsioni a lungo termine (2), passiamo allo stato d’animo degli investitori in azioni. Uno potrebbe pensare che il punto dei mercati finanziari oggi sia quello di evitare una grande crisi, una riedizione degli anni Trenta. Si osserva con attenzione se le cose non vanno proprio malissimo, e, se vanno appena meglio, si conclude che tutto può tornare a funzionare.

L’argomento è molto complesso. Ma, grazie ai grafici che mostriamo, speriamo di renderlo semplice ed efficace. Il punto non è una crisi devastante, anche una ripresa potrebbe non essere sufficiente per riavere un livello dei prezzi che ripaghi le perdite cumulate sulle azioni negli ultimi dieci anni.

Intanto, la relazione fra crescita economica e mercati è debole. Stiamo parlando degli Stati Uniti di cui si hanno le statistiche, ma è facile che sia così ovunque. Si hanno i mercati azionari che salgono meno di quanto cresca l'economia, o che salgono molto di più. Anche ammettendo che si abbia sempre una relazione direzionale, ossia, se l’economia sale ecco che i mercati salgono sempre, il passo della crescita fra economia e mercati diverge molto. Si veda il primo grafico.

Come fa il mercato azionario a crescere su un decennio molto più dell’economia? Alla fine i profitti non possono salire tanto più dell’economia, perché si avrebbero salari da fame. Dunque, com’è possibile? Semplice, si pagano molto di più i profitti medesimi, ossia i prezzi delle azioni crescono più dei profitti. Quando le azioni hanno fatto meglio dell’economia è perché si sono pagati di più i profitti.

Il secondo grafico mostra che le azioni sono salite molto più dell’economia proprio quando il rendimento delle azioni, gli utili o i dividendi in rapporto ai prezzi, sono scesi.

Se nel 2010 le economie si riprendono e i profitti risalgono, come possiamo avere un mercato azionario che, esplodendo, rende nel tempo ai risparmiatori le perdite cumulate? La risposta, se si guardano le cose con distacco storico, sembra essere quella che asserisce che il prezzo dei profitti deve continuare a essere molto alto. Altrimenti detto, si avranno mercati azionari vivaci se si continuerà a pagare molto il reddito delle imprese.


(1) http://www.centroeinaudi.it/ricerche/stati-d-animo-e-diagnosi-complesse / I.html

(2) http://www.centroeinaudi.it/ricerche/stati-d-animo-e-diagnosi-complesse / II.html

 
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