Nei dodici mesi dell’anno passato le cinquecento società dell’indice S&P 500 dovrebbero avere realizzato un livello di utile per azione di circa 119 dollari, un dollaro in più rispetto al 2015. Questo valore posto al denominatore del valore dell’indice, circa 2250, fornisce un valore di Prezzo/Utili di circa 19 volte.

 

Alto o basso che sia potrebbe essere interessante vedere quale evoluzione potrebbero avere gli utili delle principali società americane nel corso del nuovo anno. Non tanto, appunto, per sapere se sono pochi o tanti ma per avere maggiori informazioni sulle variabili macroeconomiche che li possono portare in una direzione piuttosto che un’altra.

Ragioniamo dal punto di vita cosiddetto “top-down” ovvero analizzando dall’”alto” delle variabili macroeconomiche il potenziale impatto sul “basso” degli utili aziendali. Per cominciare, una crescita potenziale del Prodotto Interno Lordo del 2,3% reale e del 4,8% nominale porterebbe 12 dollari di utili aggiuntivi. Un altro dollaro potrebbe arrivare dalla crescita di Canada e Messico mentre la zona euro apporterebbe oltre un dollaro ed il Giappone poco o niente. Maggiore potrebbe essere il contributo della crescita cinese, oltre due dollari, mentre circa 600 miliardi di riacquisto di azioni aggiungerebbe un altro dollaro abbondante.

La somma dei potenziali effetti positivi porterebbe l’utile per azione della cinquecento maggiori società americane a circa 137 dollari. Veniamo agli effetti negativi. Oltre quattro dollari sarebbero erosi dalla rivalutazione ipotizzata del 4% del dollaro americano. Questa simulazione calcola implicitamente che per ogni punto percentuale di rivalutazione del dollaro le imprese americane perdano circa un dollaro di utile (e viceversa).

Il successivo elemento in grado di erodere la generazione di utili è la crescita del costo del lavoro. Nel nostro caso l’impatto negativo di oltre quattro dollari per azione sarebbe causato da un crescita del 3,5% dei salari orari dei lavoratori americani. Anche in questo caso ogni punto percentuale di aumento dei salari orari equivale a poco più di un dollaro di minori utili per le aziende statunitensi. L’ultimo elemento a sfavore degli utili è la crescita del costo delle risorse utilizzate nel processo produttivo (materie prime, semilavorati e servizi) che si mangerebbero oltre un dollaro.

Il risultato finale di questa gimcana macro-teorica tra le variabili che incidono sulla formazione degli utili delle aziende USA porterebbe ad un valore complessivo di 127 dollari per azione alla fine del 2017, 8 dollari in più rispetto al 2016 a cui corrisponde un livello prospettico di Prezzo/Utili poco inferiore a 19 volte. Ovviamente, trattandosi di simulazioni è sempre possibile, oltre che probabile, che siano destinate ad essere smentite in una direzione piuttosto che in un'altra.

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