Il nome degli scacchi deriva dal provenzale e catalano antico escac, che a sua volta discende dal persiano shāh, re.[1] Non sono i persiani ad averli inventati –l’origine è indiana–, ma oltre ad averne originato il nome, certo non ne ignorano l’arte.
La scacchiera è globale, ma le pedine sono sempre più materiali: petrolio, stretto di Hormuz, droni e missili a basso costo contro intercettori milionari. Nella partita tra la Persia – erede di una tradizione statuale millenaria – e una ancora giovane America ideologicamente irrigidita nella stagione MAGA, la razionalità strategica convive con l’azzardo politico. Il prezzo per giocare è dato dal sangue e dalla distruzione.

Il primo elemento sulla scacchiera è l’asimmetria economico-militare: gli Stati Uniti concentrano circa il 37% della spesa militare mondiale, con livelli prossimi ai 1.000 miliardi di dollari annui, mentre l’Iran gioca una partita diversa, fatta di efficienza nella distruzione più che di superiorità tecnologica. In termini di teoria dei giochi, Washington massimizza la deterrenza attraverso la potenza, Teheran attraverso la leva del danno. Così il conflitto si è spostato abbastanza rapidamente sulle infrastrutture. La minaccia iraniana di colpire acqua ed energia su scala regionale non è tradizionale, ma è coerente con la posizione di chi non può vincere frontalmente.
Il secondo dato riguarda i costi: nella fase iniziale, gli Stati Uniti hanno bruciato fino a 1 miliardo di dollari al giorno: il Tesoro americano assicura di avere “fondi sufficienti”, ma il Congresso appare meno allineato. Sul lato iraniano, invece, la resilienza si costruisce su un altro asse: il controllo (anche solo parziale) dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita oltre il 20% del petrolio mondiale – ha già prodotto effetti immediati sui prezzi energetici e anche sulle entrate per l’Iran, da parte delle petroliere autorizzate a passare, ma a pagamento. In termini di economia politica, Teheran ha un “potere di mercato” paradossalmente maggiore degli Stati Uniti con le loro sanzioni. Tutti elementi per la partita a scacchi: la potenza che domina lo spazio aereo globale rischia di perdere sul terreno dell’interdipendenza economica mondiale; l’attore militarmente più debole diventa più pericoloso sistemicamente.

Sulla scacchiera[2] della figura 1, l’attaccante – con i bianchi – corrisponde agli Stati Uniti, il cui re regge la bandiera lontano dal fronte, immaginiamo a Mar-a-Lago, e le cui truppe, schierate a cuneo, sono andate piuttosto avanti, lontane dalla base. Invece le truppe persiane – ops, iraniane – sono ben compatte, con i due alfieri che portano le bandiere pronti ad agire sulle diagonali anche a lunga distanza.

Figura 1 – Gli schieramenti negli scacchi e nella realtà

Come finirà la partita, con le sue atrocità? Il 23 marzo mattina Trump ha fatto riferimento a colloqui con l’Iran, annunciando uno stop ai raid sulle infrastrutture energetiche per cinque giorni, facendo anche salire le borse. Poco dopo Teheran ha smentito: “Nessun dialogo, la sua è una retromarcia”. Scacchi: una mossa improvvida o un’operazione in borsa? Una mossa di attesa, in risposta? Messaggio iraniano per la base?
Certo Trump ha commesso un madornale errore nel sottovalutare i persiani e nell’agire senza un obiettivo chiaro, solo per obbedienza a Netanyahu. Perché? Qui inizia un’altra partita a scacchi, ma con l’israeliano che gioca con il Mossad a fianco e l’americano aiutato da una CIA quanto meno… distratta!

Passo invece a una mia partita a scacchi, inconsapevole e molto meno rilevante, sempre con l’Iran, nel 1997. Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, succeduto nel 1989 a Ruhollah Khomeini, aveva dato l’impressione di un allentamento dell’intransigenza del regime, quanto meno in economia. Nel 1997 l’impressione perdurava e movimenti economici di un certo peso si delineavano tra industria europea e iraniana. Di grande interesse per il Piemonte erano le importazioni iraniane di macchine utensili. In quel periodo ero il segretario della Confindustria del Piemonte e valutammo l'opportunità di organizzare una missione iraniana in Piemonte per far incontrare quei compratori con le industrie regionali. La prima mossa fu quella di prendere contatto con l'ambasciata iraniana a Roma, già allora utilizzando la posta elettronica. Il primo messaggio fu indirizzato da parte mia all'addetto economico dell'ambasciata. Organizzammo una mia visita in ambasciata; arrivato a Roma in aeroporto, telefonando all’ufficio a Torino seppi che non dovevo proseguire per l’ambasciata, ma recarmi alla parte internazionale di Fiumicino presso le sale a disposizione del corpo diplomatico, dove mi avrebbero raggiunto: dialoghi sul contenuto della possibile missione, descrizione documentata dell'industria piemontese del settore con un interlocutore competente dalla mimica facciale per me incomprensibile. Saluti e arrivederci per un prossimo incontro. Seconda volta: ripetizione della prima per luogo e forma; scoraggiamento da parte mia e decisione di attendere. Non lo sapevo, ma stavo giocando una partita a scacchi,[3] quella della figura 2.

Figura 2 – Il nero gioca con estrema prudenza, in giallo l’ultima mossa

L’analisi di ChatGPT è: «siamo in una struttura Franco-Pirc/Philidor ibrida, posizione ≈ pari, con leggero vantaggio di spazio per il Bianco (≈ +0.3), Questa è una posizione chiusa/semi-chiusa, più strategica che tattica». Nel gioco degli scacchi sarebbe toccato a me muovere, nel mondo reale decisi di attendere. Era l’autunno del 1997, la missione era immaginata per il 1998. Verso metà dicembre mi arrivò un biglietto augurale per posta, con alcuni versetti della Sura di Maria,[4] dal Corano: avevo passato l’esame! Dopo fu normale lavoro, sino all’arrivo della delegazione iraniana a Torino, guidata da un dirigente di alto livello, imparentato con la guida suprema. Si presentò parlando inglese e affermando che era la seconda volta che veniva a Torino: la prima quindici anni prima, incaricato dell’acquisto di uno stabilimento per conto della Philips, con il che mi comunicò che ben conosceva il mondo degli affari europeo. Da quel momento parlò solo in farsi, comunicando tramite un interprete che parlava inglese. L’ultimo giorno, mentre partivano per l’aeroporto, scoprimmo che uno di loro capiva benissimo l’italiano. Che squadra di scacchisti! La missione fu un successo dal punto di vista degli accordi conclusi con i produttori piemontesi.

Mentre scrivo ho l’impressione che Trump faccia di tutto per fare un passo indietro dalla guerra che ha avviato, producendo morte e devastazione a spese del contribuente americano e magari facendo buoni affari in borsa. Quali vie d'uscita? Per iniziare dare la colpa di tutto a Peter Brian Hegseth, detto Pete, il suo improvvido Segretario della difesa, rinominato Segretario della guerra. Poi affidare a Vance, che era sparito dalla scena ed ora è uscito dall’armadio in cui si era nascosto, un ruolo nei negoziati. Potrebbe essere possibile, ma intanto a che cosa servono i marines che accorrono di gran carriera?

 

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Scacchi
[2] Per chi gioca a scacchi, la scacchiera rappresenta la situazione dopo le mosse: 1.d4 Nf6 2.c4 g6 3.Nc3 Bg7 4.e4 d6 5.Nf3 b6 6.Be2 Bb7 7.O-O O-O 8.Re1 e5 9.Bf1 Nbd7 10.d5 a5
[3] 1.e4 e6 2.d4 d6
[4] https://ilcorano.net/il-sacro-corano/19-sura-maryam/

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